Il dominio della merce o dell’alienazione
L’individuo, nell’attuale società, si caratterizza per la totale sudditanza nei confronti della merce.
Cosa che si può notare osservando le persone in un supermercato, soddisfatti con il loro carrello stracolmo, o mentre con cura puliscono la loro auto, o le donne che sfoggiano l’ultimo acquisto, constatiamo appunto questa sudditanza.
E’ evidente che questo comportamento non lo vediamo nelle società non “opulente”, che sono la stragrande maggioranza del pianeta.
Questa soddisfazione nel possedere la merce si spiega con il senso di riappropriazione che ne deriva, del proprio lavoro; con l’illusione della signoria sulla ricchezza. Illusione in quanto la vera ricchezza è il dominio sul Capitale finanziario, industriale, commerciale, agricolo, intellettuale, ecc.
Questa società del consumo è il prodotto del dominio generalizzato dell’attuale sistema, che oggi si esprime con l’economia politica della cosiddetta globalizzazione. Globalizzazione che, a sua volta, è il frutto dei rapporti di produzione su scala mondiale, cioè con la divisione ormai consolidata dei rapporti di proprietà, della divisione del lavoro (specie fra lavoro tecnico-scientifico e lavoro semplice) e dei rapporti di forza militari.
Entrando più nello specifico, alienazione è sinonimo di estraniazione, l’essere cioè fuori di sè, il non appartenere a se stesso.
Per il grande filosofo Hegel l’alienazione è l’anima della dialettica dello Spirito, il quale è reale nel divenire, nel negarsi in altro; ne consegue che l’alienazione si svolge su un piano puramente teorico, non pratico.
Per Carlo Marx, l’uomo che ha esteriorizzato la propria essenza umana negli oggetti che produce, deve riprendere in sè la sua essenza trasferita nella merce.
Per fare ciò l’uomo non deve sopprimere idealisticamente l’oggetto in sè stesso, ma la causa dell’alienazione, cioè la perdita della signoria sui mezzi di produzione con cui (con il suo lavoro) si creano le merci.
Un esempio tipico di alienazione è il fenomeno religioso; Marx scriveva: “Quante più cose l’uomo trasferisce in Dio, tanto meno egli ne ritiene in sè stesso”;, oggi il nuovo Dio, per molti, è la merce, il denaro.
L’uomo ripone tutte le sue energie nella creazione dell’oggetto, che però gli è estraneo; quindi il valore umano per eccellenza, il lavoro, viene così alienato nella merce, da qui il fenomeno del feticismo delle cose e del potere.