Il Presidente che verrà garante dell’unità nazionale, ma in un’Italia sempre più divisa e disuguale

Nelle ultime settimane i principali organi d’informazione pubblica e privata rincorrono Senatori, Onorevoli e potenziali Delegati Regionali (Presidenti di Regione e Consiglieri Regionali), che andranno a formare i 1.009 “grandi elettori” del 13° Presidente della Repubblica. Grande assente l’opinione pubblica, la società civile, i Sindaci. Quel “popolo sovrano” (come descritto nella Carta Costituzionale) ancora una volta, recluso ad “attore non protagonista” o “comparsa generica”, giusto per utilizzare eufemismi cinematografici.

Dopo due anni di Emergenza Sanitaria Nazionale e varie Elezioni Amministrative succedutesi, mai un’elezione presidenziale italiana è stata così attesa. E mai è avvenuto un simile “vuoto” nel dibattito pubblico nazionale, dove prevalgono solo: candidature sussurrate, assenza di dibattito e confronto pubblico, manovre, cavilli, trucchi, tradimenti, promesse e voto segreto del neo-Capo di Stato. Un “capo” senza poteri esecutivi, quasi un rebus o un codice “enigma”, come appunto la sua elezione a scrutinio segreto.

Opinionisti, editorialisti e segretari dei partititi nazionali (di governo ed opposizione) fanno credere all’opinione pubblica, che le uniche “soluzioni” sono i nomi di Draghi, Berlusconi e Mattarella bis. In realtà, escludendo i primi tre nomi, che provocherebbero terremoti nelle “già” deboli alleanze di governo, nella credibilità e stabilità politica verso l’estero e nei mercati finanziari (soprattutto!), è alla seconda linea di candidati presidenziali, che bisogna guardare. È qui, che sarà nominato il prossimo Capo dello Stato, tra: Casini, Prodi, Monti, Amato, Violante. Personaggi politici sulla via del tramonto, che da mesi non rilasciano interviste, quasi zero apparizioni televisive, ma ripescati dal sistema perché utili al sistema stesso.

In un momento storico ed epocale come questo, gli ultimi nove Governi (esecutivi deboli, di compromesso, di tecnici, dei migliori, di breve durata e di scarsa lungimiranza) hanno sprecato occasioni per riformare la carta costituzionale nel considerare la scelta del Presidente della Repubblica come momento centrale della partecipazione alla vita democratica e decisiva per gli interessi nazionali. Allora mi chiedo, vi chiedo: quali siano per l’Italia, in questo momento storico l’interesse nazionale, l’interesse generale, il bene comune? Mistero.

È presto, ma non prestissimo, per vedere un Capo dello Stato “donna” se non si riscrivono alcuni articoli della Costituzione, che bisogna restaurare, rendere moderna e con maggior visione prospettica. Ma essa, non è eterna ed immortale, come ci (vi) viene raccontata. Per adesso, ci accontenteremo di stringere la mano al neo-Presidente della Repubblica della seconda linea.

Michele Filipponio (dirigente politico del Partito Meridionalista)