Il lato femminile del maltrattamento animale

Come abbiamo visto precedentemente negli articoli relativi alla ricerca “Preso dal nervoso, gli ho sparato – vittime e offender nel maltrattamento di animali”, il 15,6% degli offender è rappresentato da donne.

In generale, possiamo affermare che le forme di maltrattamento agite dal genere femminile si riferiscono prevalentemente a casi di omissioni o negligenza (privazione di acqua e cibo, privazione di assistenza e cura), di detenzione incompatibile (trasporti in condizioni esasperate, detenzione in precarie condizioni igieniche o in stato di oggettivo isolamento) e di accumulo di animali.

Il 22% dei reati consumati dal genere femminile è riconducibile al traffico di animali o ad attività di vendita, con animali tenuti in condizioni incompatibili con la loro natura o sottoposti a costrizioni. Al secondo posto, dato che sorprende, vi sono le uccisioni di animali e i tentativi di uccisione, il 14% che, insieme alle percosse (4%), arrivano al 18%. L’8% dei reati, invece, riguarda i maltrattamenti nell’ambito domestico-strumentale, con maltrattamenti agiti nei riguardi di “animali da cortile”, tenuti a catena o abbandonati a sé stessi. Il 13% è rappresentato dall’accumulo di animali, tipologia di maltrattamento tipicamente femminile. I maltrattamenti rientranti nell’ambito familiare, ovvero nei confronti di animali che vivono in famiglia, rappresentano il 10% dei casi. I casi riconducibili ad attività di custodia e cura sono il 5%, come pure quelli di abbandono. Infine, il restante 19% è rappresentato dalle altre tipologie nel complesso.

Nella classificazione dei crimini consumati sconcerta la presenza di fatti cruenti, espressione di aperta crudeltà e viva violenza, condotte che nell’immaginario comune generalmente sono attribuite all’esclusivo agire dell’offender maschio. In effetti alcuni fatti, come l’organizzazione in concorso di combattimenti tra cani, l’uccisione di un cane tramite bocconi avvelenati o il lancio dalla finestra di un cagnolino per ripicca contro il compagno, si riscontrano, mutatis mutandis, soprattutto nell’agire degli aggressori maschi. Ma ci sono casi che per spietatezza e crudeltà lasciano davvero basiti, come il versare acqua bollente su un cagnolino procurandogli gravissime ustioni – fatto non d’impeto, ma meditato e organizzato – oppure l’uccisione, la decapitazione e lo smembramento di un cane o la partecipazione all’uccisione di cane tramite impiccagione.

Nell’esaminare il processo di vittimizzazione animale e i modi e gli strumenti di violenza abbiamo esaminato decine di casi agiti da donne.  Questi alcuni esempi di fatti analizzati: maltrattamento in traffico di cuccioli; taglio coda e orecchie cani; maltrattamento di animali in canili e rifugi;  prelievo e maltrattamento di nidiacei; detenzione cani in condizioni incompatibili; taglio di ali a pappagallini ondulati per utilizzarli in accattonaggio; percosse a cani; accumulo di animali; concorso in abbandono di animali su autostrada; furto aggravato di avifauna, ricettazione di fauna selvatica ed esotica e maltrattamenti di animali; maltrattamento di cani in allevamento; maltrattamento continuato cagnolina in concorso con marito; avvelenamento di cani con esche; tentativo di avvelenamento cane con polpetta imbottita di spille, con precedenti specifici; percosse al cane sfruttato in accattonaggio; abbandono di cuccioli appena nati in cassonetto immondizia procurando la morte di uno di essi; lasciare solo un cane legato a catena esposto alle intemperie, in precarie condizioni igieniche.

Ciro Troiano