Dalla Puglia i vini della rigenerazione territoriale

La Puglia testimonia che realizzare un welfare basato sul modello del bene comune è possibile. Infatti è nata un imprenditoria agricola che produce vini rossi, bianchi e rosati coltivando i vigneti piantati sui terreni confiscati alla mafia.

Questi vini pugliesi, che nascono dalla rigenerazione territoriale, portano il nome delle vittime cadute per mano della mafia.

I vitigni diventano strumento di inclusione sociale immettendo nel mondo del lavoro persone che provengono da situazioni di disagio, da percorsi di giustizia riparativa e migranti vittime del caporalato.

La produzione di questi vini è possibile grazie alla legge 109/96 sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, e grazie alle ATS (Associazione temporanee di scopo) e alle cooperative che hanno preso in gestione i terreni confiscati alla mafia.

La Puglia dopo il Veneto -in base ai dati di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini – lo scorso anno ha conquistato il secondo posto per quantità di vino prodotto ed è motivo di orgoglio che una parte di questi vini provengano proprio dai vigneti sottratti al giogo della mafia.

Il Sud, ancora una volta, si conferma capofila nell’agricoltura sociale e nel creare modelli virtuosi di coesione sociale.

Antonella Cirese