Propaganda in una delle tante guerre ingiuste

La parola “propaganda” deriva dalla denominazione della Sacra Congregazione Pontificia, “De propaganda Fide” (propagazione della Fede), istituita da Papa Gregorio XV il 22 giugno del 1622, la quale presiede nel mondo alle varie attività missionarie della Chiesa. Il significato letterario di propaganda, tratto dal dizionario Treccani, è: 1.“Azione che tende a influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi, e l’insieme dei mezzi con cui viene svolta”. La propaganda può essere religiosa, politica, elettorale, commerciale (qui più adatta la voce pubblicità), ecc., e viene diffusa a mezzo stampa, televisivo, radiofonico, giornalistico e, oggi, anche sui social. 2. Con significato estensivo propaganda è: “Complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari”.

  Da un’accezione positiva, il termine nel tempo ha assunto la connotazione negativa di manipolazione della verità e quindi dell’opinione pubblica. Dei diversi tipi di propaganda, quella relativa alle parti contrapposte di un conflitto è la più deleteria, ma che, purtroppo, da parecchio tempo ha assunto la caratteristica di regola ineludibile. Da tempi immemorabili ciascuna parte si arroga il diritto di fornire la propria soggettiva e più conveniente versione dei fatti. Ognuna parte manipola la verità a proprio esclusivo vantaggio. Già Eschilo nel V secolo a. C. diceva che: “In guerra la verità è la prima vittima”. Sì, in guerra fare informazione diventa assai complesso.

  Nell’attuale guerra mossa dalla Russia contro l’Ucraina, il fatto più evidente e incontrovertibile è chi tra le due parti è l’invasore e chi l’invaso; chi è dalla parte del torto per avere pianificato un attacco tanto spietato e in apparenza irrazionale, e chi sta dalla parte della ragione in quanto lo sta subendo con dolorose perdite di vite, con centinaia di miglia di sfollati e con danni enormi alle proprie città e infrastrutture. Per il resto, diventa difficile capire quale sia la cosa giusta da fare e quale quella sbagliata. E’ giusto o è sbagliato rifornire di armi un Paese che sta difendendo la propria sovranità e la libertà del suo popolo con i pochi mezzi militari di cui dispone, alimentando e prolungando però in tal modo la guerra stessa? Io credo che sia sbagliato. E’ giusto o è sbagliato da parte del Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj chiedere l’istituzione della No-Fly Zone, cioè il divieto di sorvolo dello spazio aereo dell’Ucraina all’Occidente? Io penso che sia sbagliato chiederlo e soprattutto concederlo, con tutta la comprensione per un Presidente sotto attacco ma che non pensa alle conseguenze tragiche di una simile concessione: l’innesco della Terza Guerra Mondiale e molto probabilmente nucleare.

  E’ giusto o è sbagliato l’attacco della Russia all’Ucraina? Qui senza dubbio si può dire che è sbagliatissimo. Oggi più che mai, specie con la minaccia incombente del nucleare, nessuna guerra può definirsi giusta. Oggi più che mai le uniche “armi” consentite dovrebbero essere quelle del dialogo, della diplomazia e del compromesso. Diaologo condotto innanzitutto nell’ottica della promozione della pace e dell’evitamento della guerra, specie se mondiale. Specie se nucleare con qualche o molte probabilità; e nel dubbio è molto meglio scongiurarla, per non compromettere la sopravvivenza della nostra e dell’altrui specie. Sulla regione del Donbass, della Crimea o di altre più subdole ragioni, si può e ci si deve mettere d’accordo senz’altro. Lo sforzo di tutti deve essere teso al dialogo. Non c’è altra soluzione al di fuori del compromesso.

Angelo Lo Verme