Una nuova battaglia del grano

La battaglia del grano aveva come obiettivo la conquista dell’autosufficienza (autarchia) alimentare.
Mussolini lanciò la cosiddetta «battaglia del grano» nel 1925 con lo scopo di aumentare la produzione di cereali e far cessare le importazioni dall’estero.

Dei 75 milioni di quintali di frumento consumati annualmente dal popolo italiano, ben 25 milioni erano
importati dall’estero, determinando un deficit della Bilancia commerciale davvero paradossale, se si
considera che l’Italia era ancora un paese per lo più agricolo.
Si ampliò quindi la superficie coltivata a grano, sradicando frutteti, agrumeti, vigne, oliveti; migliorò la
qualità dei semi; si introdussero concimi chimici e macchine agricole. Furono inoltre bonificate alcune aree
paludose, in particolar modo nell’Agro Pontino (Lazio) e in Maremma (Toscana).
Lo stimolo della Battaglia all’adozione dei concimi e dei perfezionamenti tecnici nella produzione di grano
ebbe effetti inattesi.
Nello stesso anno per l’Italia si registra anche il primato per la produzione di frumento per ettaro: la
produzione statunitense, fino ad allora considerata la prima, raggiungeva infatti 8,9 quintali di frumento
per ettaro, mentre quella italiana era quasi doppia, contando 16,1 quintali per ettaro
Ma Il suo principale effetto fu infatti quello di distruggere gran parte delle colture specializzate destinate
all’esportazione eliminando la varietà delle coltivazioni, un grave errore…

Cosa succede oggi con l’Europa unita? Cosa ci obbliga a fare Bruxelles? Pac: chi non coltiva percepisce il
pagamento di base e incassa anche il greening, Tra i principi ispiratori della nuova Pac c’è ai primi posti
l’obiettivo di produrre il più possibile, perché il mondo è affamato e lo sarà sempre di più nei prossini
decenni. Tuttavia, per chi decidesse di non coltivare nulla, il nuovo regolamento Pac non solo non prevede
alcuna sanzione, ma anzi assegna il diritto di percepire anche il pagamento greening, senza rispettarne però gli obblighi, e si sono visti spietramenti selvaggi e distruzione di habitat rurali solo per avere soldi senza lavorare.
Gli agricoltori che vogliono lavorare hanno le mani legate per colpa delle leggi europee, insomma L’Europa non li lascia nemmeno coltivare i propri campi a chi lo vuole.
In questi giorni segnati dall’incertezza della guerra tra Russia e Ucraina gli agricoltori italiani sono pronti a produrre in più fra mais destinato all’alimentazione animale, grano duro per la pasta e grano tenero per la panificazione? Dovrebbero solo consentirgli di farlo.
Il riferimento, chiaro, è a Bruxelles e alle sue regole, che rischiano di rendere vano ogni sforzo messo in
conto per affrontare questi mesi delicati.
Fino ad ora gli agricoltori venivano pagati per non coltivare adesso bisogna togliere gli incentivi a chi non
coltiva e darli a chi coltiva, cercando di fare tesoro della esperienza del ventennio fascista ed evitare gli
errori passati.
Ora Bruxelles cambi rotta!

Rocco Michele Renna