L’asse Mosca-Pechino

Uno degli eventi più riportati dalla stampa internazionale nella settimana è stato certamente l’incontro tenutosi lunedì a Roma tra Jake Sullivan, Consigliere statunitense per la Sicurezza Nazionale, e Yang Jiechi, Direttore della Commissione cinese per gli Esteri.

Per quanto fosse pianificato da mesi, l’incontro ha fatto molto discutere poiché si è svolto successivamente alla diffusione di una notizia che ha allarmato il mondo occidentale nei giorni subito precedenti: la Russia, nell’ottica del conflitto tra essa e l’Occidente, avrebbe chiesto aiuti di tipo economico e militare alla Cina (le testate riportanti la notizia hanno voluto specificare che le informazioni siano state diffuse da alcuni ufficiali statunitensi, Russia e Cina hanno infatti negato l’avvenimento ).

Sebbene, più che di una sessione di trattative, si sia trattato di un confronto, alcuni funzionari di Washington hanno esposto le proprie impressioni sulla linea politica cinese manifestando pessimismo e scetticismo sull’ allontanamento di Pechino da una linea comune con Mosca, esprimendo preoccupazioni su un possibile accordo già stipulato tra le due Nazioni non solo per aiuti economici, ma anche militari, unico dubbio ancora in essere.

Entrambe le possibilità sono molto gravi: è vero che gli aiuti economici permetterebbero al paese di sopravvivere alle sanzioni, è anche vero però che l’azione delinea una posizione politica molto chiara, considerato che la Cina non è salita a bordo della cordata occidentale; inoltre fornire armamenti e partecipare, seppur indirettamente, al conflitto cancellerebbe i dubbi di chi vorrebbe vedere la Cina come paese neutrale.

Prima dell’incontro Sullivan aveva già rilasciato un’intervista alla CNN in cui esprimeva due concetti fondamentali: di essere certo che la Cina già sapesse dell’invasione prima che essa avvenisse (pur aspettandosi una durata consistentemente inferiore del conflitto) e che in caso di aiuti economici o militari di quest’ultima alla Russia ci sarebbero da parte statunitense delle consistenti conseguenze, pur non avendo specificato quali; appare evidente che molto del prossimo futuro di quest’ area d’Europa dipenderà dalla Cina.

Secondo il New York Times la partnership tra le due potenze, annunciata il 4 febbraio e definita “senza limiti”, sarebbe stata l’occasione in cui il leader cinese avrebbe chiesto alla propria controparte di aspettare la fine delle Olimpiadi per dare il via all’attacco; con lo scoppio della guerra però la Cina avrebbe mantenuto un approccio ambivalente, ribadendo il valore della sovranità nazionale e dell’operazione diplomatica come via per uscire dal conflitto, ma anche l’importanza di tenere in considerazione le preoccupazioni della Russia in merito all’espansione della NATO in Ucraina; inoltre non ha mai condannato formalmente il paese davanti le Nazioni Unite, astenendosi per due volte dalle votazioni in questione.

Risulta evidente quindi che la posizione cinese non sia equidistante tra le parti, in diverse occasioni Pechino ha accusato gli Stati Uniti e la NATO di avere una mentalità da “guerra fredda” ritenendoli responsabili dell’escalation dell’attacco di Mosca su Kiev, ma si sia uniformata a Mosca nel cercare di dare credibilità alla propaganda russa (ad esempio sostenendo la notizia falsa circolata nelle ultime settimane secondo cui il Pentagono starebbe finanziando la produzione di armi chimiche all’interno di laboratori in Ucraina) con metodi di controllo da parte cinese non molto diversi da quelli messi in campo dalla stessa Russia tramite censura dei messaggi di supporto alla resistenza Ucraina.

Un tema su cui c’è un generale consenso riguarda l’opportunità che questo conflitto rappresenti per la Cina; infatti da un punto di vista economico la Russia è strettamente legata al paese di Xi Jinping implicando che, se questa dovesse uscire particolarmente malconcia dal conflitto, Pechino potrebbe sfruttare questa dipendenza economica a proprio vantaggio, soprattutto tenendo conto delle risorse naturali presenti in tutta la Federazione Russa; se invece dovesse averla vinta la Russia, seppur per il paese non si prospetti un futuro roseo, la Cina gioverebbe dell’eventuale indebolimento dell’occidente, obbiettivo per cui tanto si è lavorato negli ultimi anni, ma che in questo momento sembra più lontano che mai.

Infine il focus che si sta dando al conflitto e alla Russia è fondamentale per tenere vive le attenzioni del mondo occidentale sugli orrori della guerra, tenendo però bene in mente che in queste acque nuotano pesci altrettanto, se non più, pericolosi e con ogni probabilità quello che succederà alla Russia e la risolutezza con cui l’occidente continuerà a rispondere alla pretese del Presidente Putin costituiranno un esempio per le dittature relativamente a quanto sia possibile tirare l’elastico prima che questo si spezzi.

Ninì Romanazzi