Uno scenario nuovo, anzi vecchio

Abbiamo visto Putin allo stadio parlare senza protezioni (e quindi senza temere attentati di dissidenti) a decine di migliaia di persone in visibilio utilizzando un linguaggio nazionalista. Anche il suo avversario ucraino usa una terminologia fortemente nazionalista. Da decenni non si sentivano questi concetti; quando ci si azzardava anche solo ad ipotizzare “prima gli italiani” o “prima gli americani” i media si scatenavano contro; invece Putin ci ha esibito uno spettacolo impressionante di consenso nazionalista senza “se” e senza “ma”. Bisogna andare molto indietro nel tempo per rivedere queste scene e udire questi termini. Il mondialismo per decenni ha cercato di rendere obsoleta la dimensione e l’idea nazionale.

Discorsi nuovi questi inneggianti alla propria Terra, anzi antichi, che fanno pensare molto.

Le organizzazioni economiche transnazionali da sempre devono avere avuto di Putin una considerazione terribile; per loro il modello migliore è l’Italia che, ad esempio, per disporre delle mascherine anti covid doveva rivolgersi a fornitori lontanissimi e società di intermediazione a dir poco dubbie; ma anche per il grano, il ferro, la sanità, la comunicazione, cioè per loro quella giusta e moderna è una politica che pensa ad un ipotetico amplissimo “noi” e non alla difesa dell’”io”. Ma il tallone di Achille è l’energia: la divisione planetaria del lavoro e delle produzioni conferisce alla Russia un ruolo di primissimo piano per le sue materie prime tant’è che oggi non possiamo fare a meno delle sue forniture; quindi il postulato irrinunciabile per i teorici della mondializzazione è: in un mondo mondializzato non c’è posto per qualcuno che è nazionalista e sovranista (specie se è una inesauribile miniera di materie prime). Questa potrebbe essere la ragione vera della guerra e della resistenza ucraina.

Quindi esistono due chiavi di lettura possibili.

Se infatti il conflitto è una questione tra due nazionalismi differenti ed avversi, (cioè questioni frontaliere) non si allargherà; se invece si tratta di questioni di impostazione planetaria della distribuzione del potere coinvolgerà tutti gli altri attori (come sembra stia accadendo).

Se siamo nel primo caso la Russia vincerà e si andrà rapidamente ad una divisione del mondo in zone economiche impenetrabili tra di loro: Americhe, Russia, Cina, Europa Unita (ma non troppo); zone economiche legate da accordi commerciali e strategici specifici; ma questo significherà che il mondialismo sregolato che abbiamo oggi e che ha ingigantito organizzazioni transnazionali ormai malate di gigantismo incurabile, è morto; cosa peraltro già visibile durante la pandemia.

Nel caso invece si stia resistendo in Ucraina per allargare l’internazionalismo all’Ucraina stessa e magari anche alla Russia siamo alla difesa ad oltranza degli interessi delle organizzazioni planetarie come quelle della finanza, della energia, dell’automotive, della tecnologia, della ricerca, della farmaceutica, della informazione, in questo caso la guerra continuerà e si allargherà divenendo guerra tra tecnologie in primis e tra eserciti dopo. Questo secondo scenario purtroppo è molto più credibile! Perché? perché la finanza non può permettersi un altro scoppio di bolla finanziaria ed economica; perché ormai la farmaceutica senza un mercato mondiale non si regge, perché l’automotive è già presente dappertutto, perchè la tecnologia ha bisogno di mercati mondiali, perché la informazione vive di internet che per sua natura è planetario. Se l’obiettivo della guerra e della resistenza ucraina è quello di minare la forza del dittatore russo non certo per conquistare quella immensa nazione ma per mettere le sue risorse naturali all’interno del sistema mondializzato, sarà difficile che adesso ci si fermi per una persona sola per quanto potente. Anzi la lotta tra due nazionalismi (quello russo e quello ucraino) e quindi il loro mutuo sterminio o indebolimento è proprio quello che serve alle grandi multinazionali per garantirsi un mondo senza nazionalismi “forti” ma solo “romantici”; mondo dominato dal pensiero unico mondialista; e se è necessario foraggiare uno di questi nazionalismi e di sostenerlo mediaticamente sarà fatto con entusiasmo per poi assoggettarli entrambi alla dittatura sempre ben nascosta che cresce rigogliosa all’ombra delle democrazie controllate dalle multinazionali e delle loro lobbies.

In ogni caso la questione non sarà di facile, né di breve soluzione; possiamo solo augurarci che tutto rimanga circoscritto alle questioni territoriali e di equilibrio tra questi due stati vicini. Ma perché questo avvenga le due parti non solo non devono essere aiutate ma devono fermare le armi adesso e a qualunque costo; per tentare di lasciare il più possibile le cose come sono.

Ma è certo che non lo faranno per le influenze degli interessi esterni; e il mondo ne uscirà modificato alle fondamenta.

Canio Trione