Il futuro “democratico” del Pakistan

In un momento storico percosso dagli orrori delle testimonianze sul conflitto in Ucraina, che cannibalizzano l’attenzione dei media e del dibattito pubblico (un po’ come già successo nel biennio 20\21 con le notizie sul Covid), rischiano di restare nascosti altri avvenimenti le cui implicazioni meritano sicuramente un po’ di attenzione, andando anch’essi a pesare sulla bilancia degli equilibri internazionali.

Nello specifico meritano rilevanza gli accadimenti politici degli ultimi giorni in Pakistan: Domenica 3 Aprile il Primo Ministro pakistano Imran Khan ha sciolto l’Assemblea Nazionale, una delle due camere che compongono il Parlamento del Paese, per indire nuove elezioni ed evitare la mozione di sfiducia contro lui stesso, proposta dall’opposizione; pratica questa non esattamente corretta e ammissibile in una Repubblica Parlamentare quale il Pakistan dovrebbe essere.

Imran Khan è salito al potere nel 2018 grazie ad una campagna elettorale, sostenuta fortemente dagli ambienti militari, che faceva dell’allontanamento dall’influenza USA, oltre che della lotta alla corruzione e la rinascita economica, uno dei suoi cavalli di battaglia. Nel 2021 però la forte inflazione del Pakistan ha messo in discussione questo rilancio economico a cui ha fatto seguito per Khan anche l’abbandono del sostegno dei militari. In ultimo l’attuale conflitto in Ucraina ha posto sotto la lente d’ingrandimento i precedenti avvicinamenti del leader verso Russia e Cina, causando quindi una radicale rottura con l’opposizione, aiutata anche da separazioni interne allo stesso partito di Khan, che ha manifestato la volontà di indire il voto di sfiducia.

Il Premier ha risposto alla prospettiva dell’azione nei suoi confronti dichiarandola parte di una cospirazione americana volta ad instaurare un cambio di regime, prospettiva che lo ha obbligato a sciogliere l’Assemblea prima che questa potesse allontanarlo.

La suddetta pratica del Primo Ministro nei confronti del Parlamento ha spinto il leader dell’opposizione Shehbaz Sharif a definirla alto tradimento, facendo appello alla Corte Suprema pakistana che dovrebbe a stretto giro riunirsi per evitare lo scioglimento delle camere e permettere lo svolgersi del voto di sfiducia.

Purtroppo quando i sistemi democratici non sono perfettamente saldi all’interno di un sistema di Governo, l’intervento della Corte Suprema potrebbe non bastare; infatti come riportato dal New York Times gli analisti ritengono che se la Corte si esprimesse in favore dell’opposizione, Khan potrebbe rispondere con un’azione ancora più estrema, come l’arresto dei membri dell’opposizione utilizzando la cospirazione americana come pretesto.

In entrambi i casi sia che la Corte si pronunci in favore di Khan, legittimando la sua mossa, sia che si pronunci in modo contrario è plausibile che per il Pakistan si apra un periodo di forte instabilità politica esacerbato anche dalla circostanza che il suo allineamento in politica estera venga tenuto d’occhio con grande attenzione in virtù della potenza nucleare rappresentata dal Paese.

È necessario prestare attenzione alle realtà come il Pakistan perché è importante tenere in considerazione anche zone del globo che normalmente non sono al centro dell’opinione pubblica, soprattutto in Italia ed in Europa, in quanto l’avanzamento delle democrazie nel mondo è un argomento fondamentale per il benessere della comunità globale. 

Come ogni valanga inizia da una pallina di neve anche i sistemi politici peggiori iniziano da una serie di scelte sbagliate che nessuno contrasta sul nascere, semplicemente perché troppo irrilevanti per avere peso, o forse perché più comodo guardare altrove.

                                                                                                                                            Ninì Romanazzi