Aumento dei prezzi e stagnazione

Eravamo abituati a pensare all’inflazione come ad una specie di tassa occulta sui consumi che era avvertita maggiormente dai più poveri, cioè da quelli che dedicano la massima parte del proprio reddito ai bisogni primari; mentre gli altri, quelli che risparmiavano, se ne accorgevano di meno. Tra i tanti problemi posti da quella inflazione v’era una virtù enorme: induceva le imprese a produrre di più i beni maggiormente rincarati moderando così il livello dei prezzi e offrendo occupazione aggiuntiva; si tendeva così a tornare ad un equilibrio forse anche migliore di quello da cui si era partiti. L’intero periodo democristiano è stato retto da un sistema così concepito fino a farci divenire una potenza economica di livello globale pur in presenza di sindacati e pubblica amministrazione che remavano contro gli interessi nazionali.

Poi i tedeschi assieme ai francesi hanno detto che a loro non andava bene questa via italiana allo sviluppo e hanno introdotto lo Sme e poi l’euro.

Oggi abbiamo una inflazione che, a differenza di quella che conosciamo, non dipende da un eccesso di domanda (e quindi di salute economica dei consumatori) ma da costi. Emblematico quello dell’energia. Questo aumento dei costi induce una restrizione della quantità prodotta e non una sua crescita creando così le migliori condizioni per un ulteriore aumento dei prezzi con annessa riduzione del tono dell’economia. Che è poi quello che si dice quando si dice della attuale stagnazione con annessa inflazione. Cioè una trappola perfetta che si autoalimenta e si avvita in un circolo vizioso che è ampiamente in grado di minacciare l’intero Occidente! O meglio, l’Occidente dominato dalle multinazionali che stiamo vivendo.

Qualcuno, che si ritiene furbo, cerca di contrastare questo fenomeno che non capisce con un maggiore interventismo statale che si esprime in bonus e rottamazioni che altro non sono che droghe amministrative che alimentano il debito che a sua volta non si sa come pagare. Un guazzabuglio che altro non è che il frutto della profonda ignoranza dei cosiddetti economisti dei giorni nostri.

La guerra ha innescato questo processo che era già in fase di lancio e lo ha potenziato evidenziando che tra i due belligeranti il più debole è il supposto onnipotente blocco delle corporations dell’Occidente; blocco che va dalle armi alle banche, alla finanza, alle farmaceutiche, ai media e che ritiene di essere inattaccabile! Anche perché nelle guerre non combatte direttamente ma ci manda altri.

 All’interno di quelle corporation non ci si rende conto però di come stiano camminando su un sempre più sottile strato di ghiaccio!

Canio Trione