Smart working: un nuovo modello di lavoro

Lo smart working ha posto l’accento sul binomio benessere individuale e benessere collettivo rivelandosi un fenomeno tutt’altro che transitorio ma che anzi potrebbe consolidarsi ancora di più con i venti di guerra e la sopraggiunta crisi economica legata alla guerra.

In base all’osservatorio sullo SW del Politecnico di Milano, quasi 4,5 milioni di lavoratori (su un totale di circa 22 milioni di occupati) continueranno dopo la pandemia ad operare, almeno in parte, da remoto.

Lo smart working – grazie al quale è nato lo south-working- ha innestato un movimento di rinnovamento che spinge le aziende a rivedere i modelli gestionali di lavoro, con l’obiettivo di migliorare il benessere individuale del lavoratore senza danneggiare la produttività del lavoro.

Il mondo del lavoro sia privato che pubblico è in fermento per accogliere un nuovo modello di lavorare e per cercare la giusta mediazione tra bisogni dell’azienda e del lavoratore tenendo anche conto della necessità della socializzazione che il lavoro da remoto potrebbe far venire meno.

Sempre in base ai dati dell’Osservatorio attualmente imprese e aziende stipulano contratti dove prevalgono forme ibride ossia alternanza tra lavoro in presenza e lavoro digitale.

Un nuovo “Umanesimo” significa anche dare al diritto al lavoro un valore morale e spirituale oltre che economico rimettendo al centro il benessere lavorativo della persona.

Antonella Cirese