Cuccioli di Dobermann mutilati di coda e orecchie: arriva la condanna

Il 26 aprile si è concluso presso il Tribunale di Verona il procedimento penale a carico di due persone, un uomo e una donna, accusate di aver maltrattato e tenuto in condizioni incompatibili con la loro natura 12 cuccioli di Dobermann. 9 mesi di reclusione, pena sospesa, questa la condanna.  

Nel 2018 i due condannati furono fermati dalla Guardia di Finanza mentre trasportavano i cani, provenienti dalla Bulgaria e diretti in Inghilterra, all’interno di un furgone, rinchiusi in gabbie e trasportini di dimensioni ridotte, privi di acqua e di cibo, costretti a stazionare tra i propri escrementi. Tutti i cuccioli, che avevano inoltre subìto il taglio della coda e delle orecchie, furono posti sotto sequestro penale. Con la sentenza è stata disposta la confisca dei cani e il loro definitivo affidamento ai privati già custodi giudiziari degli stessi, oltre al risarcimento a favore di ciascuna parte civile.  La LAV si è costituita parte civile nel procedimento penale assistita dall’avvocato Emanuela Pasetto, strenua sostenitrice dei diritti animali.

La Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia, ratificata in Italia con la Legge 4 novembre 2010, n. 201, “Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno”, vieta il taglio della coda e delle orecchie, ma il divieto è sovente violato.

L’articolo 10 della Convenzione stabilisce che gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia, o finalizzati ad altri scopi non curativi debbono essere vietati; in particolare: il taglio della coda; il taglio delle orecchie; la recisione delle corde vocali; l’esportazione delle unghie e dei denti. Sono autorizzate eccezioni a tale divieto nel caso in cui un veterinario consideri un intervento non curativo necessario sia per ragioni di medicina veterinaria, sia nell’interesse di un determinato animale.

Purtroppo, non mancano i furbetti che, con attestazioni false o grazie a professionisti compiacenti, raggirano il divieto. Sono decine i casi scoperti grazie alle indagini svolte dalle Guardie Zoofile Enpa e dai Carabinieri Forestale.

C’è da sottolineare che la normativa in vigore, ancorché valida sotto molti aspetti, non presenta sanzioni tali da scoraggiare la commissione di tali reati. Pene irrisorie per un fatto così grave che provoca sofferenza e danni irreversibili agli animali. Per questo risulta estremamente importante che Governo e Parlamento approvino al più presto l’inasprimento delle pene nella riforma della legge 189, oggetto della petizione della LAV #MISALVICHIPUÒ.

Ciro Troiano