Altamura 1799, fu disinformazione?

Si sa che le bugie del vincitore diventano verità e le verità dello sconfitto diventano bugie. La storia andrebbe riscritta per dare la possibilità al popolo di capire anche le mendacità di un invasore. Ne è un esempio l’insurrezione popolare che cacciò gli occupanti francesi insieme ai giacobini del regno di Napoli, i quali per loro uso e costume solevano saccheggiare chiese e conventi e stuprarne le suore, perché atei e massonici. 
Nel caso di Altamura ci fu una vera guerra di assedio e una eroica resistenza, peccato che i resistenti non erano tanto eroi come la storia “addomesticata” racconta.

Dai diari del cardinale Ruffo, risulta che dopo aver lasciato uscire gli altamurani dalla porta di Santa Teresa e averli perquisiti, assicurandosi che non ci fossero fra loro giacobini o che si portassero via i tesori della città, lasciandola, economicamente, con le pezze sul di dietro.

Mandò tre ambasciatori a chiedere la resa per evitare un bagno di sangue, concedendo la libertà di andare via senza essere toccati anche ai giacobini resistenti, loro per tutta risposta seppellirono vivi i tre ambasciatori e quindi ci fu l’assedio da parte dei sanfedisti.

Durante l’assedio, il 9 maggio, una terribile e inutile strage venne compiuta nel convento di S. Francesco da Paola dal sacerdote e commissario rivoluzionario Palomba (Nicola Palomba, nato ad Avigliano di Basilicata il 23 ottobre 1746, sacerdote, giustiziato a Napoli il 14 ottobre 1799), che, vista inevitabile la resa agli assedianti, fece fucilare frettolosamente tutti i 150 carcerati filoborbonici presenti in quel momento nel carcere.
I corpi dei malcapitati furono gettati nei sepolcreti della chiesa, tra i gemiti dei moribondi e le grida dei feriti, tanto che, alcuni di loro furono salvati il giorno seguente dall’arrivo dei vincitori.

Dovette penare non poco il Cardinale anche per trattenere i suoi soldati, nei quali parecchi non erano proprio fedeli a Gesù… Ma lo facevano solo per il saccheggio (si sa che in ogni esercito ci sono le mele marce).
Al suo ingresso dalla porta di Matera vide l’attuale Corso Federico II di Svevia sporco di sangue, sangue che scorreva a fiumi e si rammaricò, credendo che ne fosse stata lui la causa, invece una donna gli disse chiaramente che non fu colpa sua ma dei resistenti altamurani che avevano scannato tutti quelli che si opponevano a loro e volevano che l’assedio finisse pacificamente per salvare la città da eventuali distruzione e saccheggi, allora come oggi, vedi Ucraina, era una conseguenza della guerra.

Anche la storia delle orsoline dovrebbe essere falsa. Sotto il profilo storico, il fatto rievocato – oltre a essere tutt’altro che inedito – poggia su basi molto fragili, se non del tutto inesistenti, non risulta infatti dalla stragrande maggioranza delle fonti che vi sia stato ad Altamura nel 1799 un eccidio di religiose, tanto meno con le modalità particolarmente efferate denunciate.
L’unico dato certo è che ad Altamura vi sono stati un assedio e una battaglia, culminati con l’espugnazione della città murata da parte dei “crociati” (come si definivano i sanfedisti) con il saccheggio, non esente da tutte le intuibili forme di violenza privata proprie della rappresaglia, che fu peraltro temperata proprio dal Cardinale Ruffo e dai suoi ufficiali.
Inoltre, non risulta che esistano rami claustrali delle orsoline, né che vi sia mai stato un convento di tale ordine in città.

L’usanza giacobina era di piantare il loro albero della libertà e chi si opponeva, era scannato sulla pubblica piazza o seppellito vivo insieme con un cadavere. Questi dettagli li conoscono in pochi, i pochi che hanno ancora il coraggio di parlare perché la moltitudine ormai soggiogata dal gioco massonico savoiardo degli invasori sta al giogo della storia riadattata dai vinti per giustificare le loro malefatte.

Queste riserve furono espresse da uno storico di Altamura, Giuseppe Castelli, i cui antenati furono fra i difensori della città in occasione dell’assedio sanfedista del 1799. In un articolo sul quotidiano Avvenire ha precisato che dall’abbondante documentazione esistente, fra cui tutto quanto pubblicato in occasione del primo centenario dei fatti, non escluse le dichiarazioni di testimoni oculari, raccolti molti anni prima, non risulta alcun fatto nei termini riferiti dalla Macciocchi.

 La strage delle Orsoline:
Così lo descrive invece M.A. Macciocchi:
 “… o che belle vocine, cantano come cigni” commentò il brigante. “Ma i cigni sono bianchi, e queste qui portano vesti neri. Allora facciamole diventare bianche come cigni”. Prese per il braccio una suora e ne squarciò con un coltello le vesti, la camicia, le sottovesti, poi la denudò davanti agli scellerati che applaudivano.
 “Fate la stessa cosa” ordino Rivelli. “Mettetele vestite di bianco, nulla è più bianco della loro pelle di latte”.
Niente ormai poteva trattenere quei mostri che, benedetti dal cardinale, sentivano di operare immuni da ogni colpa per i loro crimini e ammantati dall’indulgenza plenaria che era stata concessa… Ma quelli volevano solo uno stupro collettivo, un massacro da perpetrarsi su vergini che si erano consacrate a Dio. Gli accoppiamenti osceni, le violenze sessuali più turpi avvenivano sulle stesse mense imbandite. Quaranta cadaveri di suore orsoline si ritrovarono sul pavimento, ecc. ecc.

Grande pubblicità è fatta agli eccidi di Crotone e di Altamura, ma non una parola è spesa per gli stermini di massa attuati dai Giacobini a Benevento, Piedimonte, L’Aquila, Isernia, Andria e per le decine di centri, grandi e piccoli, che conoscono la crudeltà rivoluzionaria.
La storiografia ufficiale ha tramandato solo i primi, ingigantiti dal tempo, cosicché il cardinale e la Santa Fede hanno finito col soffrire da parte dei posteri più ingiusti giudizi che dai loro contemporanei.

Certo la riconquista borbonica del Regno di Napoli avviene e culmina in un quadro di guerra civile, che causa profonde divisioni e odi. Essa costa sangue, come in genere tutte le guerre civili, ma nel 1799 la popolazione è tutta con il re. E non si può dimenticare che gli “illuminati” dirigenti della Repubblica Napoletana — in via di “beatificazione laica” — nei nove mesi della loro permanenza al potere comminarono migliaia di condanne, nel tentativo di “purificare” la repubblica proprio dallo spirito sanfedista.
Come meravigliarsi che vi siano state vendette, anche sanguinose, da parte degli avversari? Del resto, proprio ad Altamura, i giacobini assediati, prima di fuggire ingloriosamente, avevano passato a fil di spada circa cinquanta realisti, politici e ostaggi, fra i quali più di un ambasciatore inviato dai sanfedisti.

 Di queste rappresaglie il cardinale Ruffo, come ormai è riconosciuto unanimemente, fu sempre, sia durante la guerra, che soprattutto dopo, moderatore intransigente, indipendentemente dal fallimento dei suoi tentativi di opporsi al re e ai britannici.
In conclusione, sotto il profilo storico quello della Macciocchi sembra un modo di accostarsi ai fatti scorretti e dilaceranti, che rischia di risvegliare artificialmente passioni civili del tutto fuori luogo.

Non è questo il metodo giusto per iniziare una serena e fondata revisione della storia italiana e per ricostruire una memoria comune del nostro popolo, sulla quale fondare, come è pressante necessità, nuove regole di convivenza civile.

Ruffo aveva promesso clemenza ai traditori ma Nelson, proconsole d’Inghilterra in Napoli, non tenne alcun conto della parola “data”. Fece impiccare un centinaio di collaborazionisti (che poi passarono per “patrioti”) che avevano aperto il fuoco sui napoletani, lazzari soprattutto, insorti contro l’invasore.
Questi ultimi, nei sussidiari, sono descritti, invece, come “plebe fanatica”. Insomma, un popolo che insorge contro lo straniero è “eroico” solo quando fa comodo a certi intellettuali. Altrimenti è solo “plebaglia fanatizzata dai preti”.

Considerazioni politiche:
Tutti questi elementi lasciano intravedere la trama di fondo, rigidamente ideologica, in cui l’intervento si situa. La storia, lo studio dei fatti del passato, in questa prospettiva, diventa puramente strumentale a obiettivi extra-storici, in genere politici o, nel caso della studiosa, funzionali a una militanza ideologica che talora va oltre la politica.
Rievocare un massacro di monache, vero o falso che sia, per la Macciocchi serve solo alla “prassi”, cioè a “mettere in azione” persone e gruppi umani, almeno il comitato delle sue “amiche” di Altamura, in una prospettiva assunta incontrovertibilmente e pregiudizialmente, verrebbe da dire “metafisicamente” come buona. Ovvero il trionfo del femminismo, se i fatti scarseggiano o sono dubbi o mancano del tutto, tanto peggio per i fatti! Bastano quattro frasi di un romanzo d’appendice e un diario ideologizzato e i fatti si piegano al wishful thinking o alla “volontà di potenza” di chi scrive. E in questo la studiosa sembra davvero non avere dimenticato le sue radici culturali marxiste…

Riguardo, infine, al tema della Chiesa e del perdono: certo, la Chiesa e il Papa, quando imperativi di verità l’hanno richiesto, non hanno esitato e non esiteranno a rivedere la propria interpretazione consueta di vicende storiche, che hanno visto un cattivo comportamento da parte di cristiani.

Un ultimo appunto merita la sede in cui la Macciocchi ha potuto divulgare le sue tesi, più consone a testate di parte che non al più diffuso quotidiano italiano. Come mai questo ha ospitato sulla sua prima pagina culturale un contributo così discutibile e gli ha concesso tanto spazio? Semplice ricerca dello scoop? “Simpatia” di fondo per le tesi? Autorevolezza della scrittrice? O forse un “segnale” alla Chiesa e ai vescovi italiani, troppo “schierati” in occasione della battaglia parlamentare sulla legge concernente la procreazione assistita?

Anche nella biografia del compositore Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante è scritta la verità su quello che accadde veramente ad Altamura.

Dalla biografia di Saverio Mercadante fonte wikipedia: “Nel 1799 sfuggì alla morte grazie alla madre che, durante il saccheggio della città ad opera delle truppe giacobine, oramai sconfitte dai sanfediste del cardinale Ruffo, si dette provvidenzialmente alla fuga”.
Quindi furono i Giacobini a massacrare e rubare non solo i sanfedisti. Dal punto di vista della storia come deposito di esperienze per la politica e come ricostruzione del passato che, se non spiega il presente, almeno lo fonda, si deve registrare il fatto che, dopo le dichiarazioni d’inesistenza dell’Insorgenza e/o quelle di perfetta conoscenza dei fatti a essa relativi, si è prodotto anche un nuovo tipo di attacco a un momento essenziale della storia degli italiani: il falso storico.

Concludendo, non è assolutamente mia intenzione di essere un rimprovero per chicchessia questo articolo, ma solo una precisazione. Purtroppo molti hanno imparato a scuola le mendacità degli invasori savoiardi e molti se ne servono per scopi a noi oscuri.
Questi articoli sono solo per amore della verità storica e non vogliono essere per la cancellazione, perché la storia bella o brutta deve essere tramandata cosi come si è accaduta.
Mi sta anche bene questo monumento anche se l’epigrafe incita ad una moralità diversa, Altamura ha avuto un suo peso storico ed è giusto farlo ricordare ai suoi concittadini, la verità storica aiuta l’uomo ad affrontare il suo futuro, l’ignoranza lo rende debole e facilmente manipolabile.

Rocco Michele Renna

Bibliografia:
 *http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/rivoluzione_francese/repubblica_napoletana/articolo.php?id=411&titolo=1799:%20la%20crociata%20della%20Santa%20Fede
*http://www.repubblicanapoletana.it/altamura.htm
* http://users.libero.it/oscar.sanguinetti/altamura.htm
*http://www.carboneria.it/eleonora.htm