Piccolo è bello. Un’altra Ucraina si prepara nel Pacifico

Come ampiamente prevedibile anche la Cina si muove nei suoi rapporti con i suoi vicini per raggiungere i suoi obiettivi. Da sempre ha detto di considerare Taiwan una propria provincia e quindi ne sorvola lo spazio aereo se e quando lo desidera. In verità in Cina c’è una questione Hong Kong, come anche Tibet e altri. identità molto forti che cercano un proprio spazio di autonomia. Per come vada a finire queste questioni come quella ucraina testimoniano la debolezza della ex leadership dell’Occidente.

Peraltro ogni entità grande lo è perché include entità più piccole. A ben vedere è dalla metà dell’ottocento che si è imposta l’idea per la quale “grande è meglio che piccolo” e così una mezza dozzina di stati, ob torto collo, hanno formato l’Italia, stessa cosa in Germania, e negli Stati Uniti,.. ma anche gli Imperi coloniali altro non erano che conglomerati di entità eterogenee unite in un qualche modo tra di loro. Queste dimensioni hanno concentrato moltissimo potere in poche mani come anche molti soldi in poche tasche. Con così tanti soldi i capi hanno potuto armarsi in modo impensabile per le entità più piccole e le guerre hanno smesso di essere cose per soldati professionisti o mercenari per divenire cose spaventose. Anche il vecchio diritto che regolava la guerra si è rivelato inadeguato e quindi lo si è modificato. Oggi l’unica prospettiva possibile non è certo la crescita ma una frantumazione delle superpotenze sotto i colpi di una guerra devastante o un collasso finanziario o sanitario. Non potendo crescere più si può solo implodere.

La questione mai sopita è: questi stati che includono varie identità differenti sono meglio o peggio di stati che coincidano con le singole identità locali? è meglio uno stato grande o tanti stati piccoli legati tra di loro dal diritto internazionale? L’esperienza ci dice che la grande e grandissima dimensione statuale non è un pregio ma una grave patologia; grave patologia che porta ineluttabilmente con se contrapposizioni insanabili tra le varie parti componenti per ragioni di colore della pelle o di religione, economiche o linguistiche, o semplicemente per differenti tradizioni; ed è sempre la stessa storia.

Oggi assistiamo alla tragedia ucraina ma già si prepara la questione Taiwan e forse non tutti hanno dimenticato la tragedia jugoslava o cecena o la stessa questione del mezzogiorno d’Italia che accetta di mala voglia, dopo più di un secolo e mezzo, di essere assoggettato a regole altrui e a monete straniere. 

Bisogna che la scienza politica scopra che in termini di potere politico l’essere grande è sempre portatore di guai ed è sempre un male perché concentra troppo potere in pochissime persone e quindi il futuro per essere pacifico e costruttivo deve poggiarsi su questa nuova concezione: “solo piccolo è bello”. La forza persuasiva dei media ci convincono del contrario ma i risultati sono evidenti. Ed è ancor più vero in economia dove le imprese maggiori fanno il bello e cattivo tempo senza garantire né efficienza nei processi produttivi, nè rispetto per l’ambiente, nè, tanto meno, il rispetto degli interessi e diritti sia dei lavoratori che dei clienti. E le tecnologie rendono letale questo loro potere ormai planetario: il futuro, per esserci, dovrà essere dei “piccoli”.

Canio Trione