IV Domenica di Pasqua – Alle mie pecore io do la vita eterna

Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola.

Per comprendere le parole di Gesù di questa domenica, dobbiamo rispolverare quelle che sono le nostre conoscenze in merito ai pastori e al loro lavoro. Conoscenze per molti ormai andate perdute, soprattutto nei nostri contesti urbani, dove abbondano i mercenari ma di pastori non vi è più traccia.

La notte, i pastori usavano rinchiudere le pecore nello stesso recinto, al mattino attraverso la loro voce radunavano nuovamente il loro gregge. Questo il motivo per cui Gesù utilizza l’immagine del pastore e del gregge, per indicare la relazione singolare che lo lega ad ogni uomo, e metterci in guardia dai falsi pastori, dai mercenari.

La relazione che Gesù instaura con ognuno di noi è singolare, egli sa tutto di noi, ci conosce nei pregi e nei difetti, e ha un solo obiettivo: quello di donarci la vita eterna. Così come egli è con il Padre una cosa sola, lo è anche con noi. Per questo non vuole tenerci chiusi nei nostri recinti, nei nostri orizzonti limitati, ma vuole portarci fuori dalle restrizioni della legge. Ci vuole cristiani veri, capaci di scrutare orizzonti di libertà e di amore, come ci ricorda Sant’Agostino: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Orizzonti che tante volte risultano difficili da scrutare anche se siamo abitati dallo Spirito Santo, per questo molte volte riduciamo la nostra fede a regole rigide da osservare, perché nei recinti ci sentiamo più sicuri. La fede, quella vera, richiede ascolto, e ascolto significa affidamento, e affidamento significa fare un salto nell’amore, con la certezza nel cuore che il Signore vuole per ognuno di noi il meglio: la vita eterna.

Stiamo attenti ai mercenari, a coloro che dicono di volere il bene del gregge, ma che in realtà sono guidati solo dall’egoismo e da interessi personali. A questi, poco importa della salvezza di ognuno di noi. Se ci rivolgono la parola è solo per “portarci al macello”. I pastori buoni, quelli veri, si riconoscono dalla loro capacità di dare la vita per le loro pecore; i mercenari invece desiderano solo avere la vita delle loro pecore. Ascoltare e seguire, sono i verbi che se hanno come oggetto il Buon pastore, ci condurranno sui pascoli della vita eterna, quella vera, che non conosce recinti ma solo orizzonti di libertà e di amore.

Fra Marco Valletta OFM

Ufficio Comunicazione

Provincia di San Michele Arcangelo
dei Frati Minori di Puglia e Molise