Riflessioni su Porta Pia

La Breccia di Porta Pia è un argomento che continua a far discutere non solo gli storici, ma anche gli specialisti di altre discipline. La caduta del più antico stato pre-unitario italiano, lo Stato Pontificio appunto, e la lettura in chiave risorgimentale dell’evento ha ispirato le arti figurative, la letteratura e il giornalismo basti pensare alle corrispondenze da Roma di Edmondo De Amicis per “La Nazione”. Anche il cinema, ancorché la settima arte fosse agli esordi, si interessò al tema, infatti “La Breccia di Porta Pia” è il titolo di un cortometraggio di Filoteo Albertini, con Ubaldo Maria Del Colle e Carlo Rosaspina, realizzato nel lontano 1905; la parte che è giunta fino a noi, settantacinque metri di pellicola ovvero quattro minuti di proiezione, è stata restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e presentata al Museum of Modern Art (MOMA) di New York nel 2005.

Teodoro Dino Signorile, giornalista pubblicista barese, docente di Linguaggio Audiovisivo e componente della Commissione di Revisione Cinematografica presso il Ministero della Cultura, assicura che “La Presa di Roma anche conosciuto come Bandiera bianca o La Breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870, grande ricostruzione storica in sette quadri, sia stato il primo film a essere proiettato in pubblico a pagamento inaugurando di fatto la cinematografia commerciale in Italia”. L’anteprima, per renderla più suggestiva, si tenne nella Capitale di fronte a migliaia di persone proprio sul piazzale della Porta in occasione del trentacinquesimo anniversario della conquista della Città Eterna; il costo del biglietto nella valuta del tempo fu di cinquecento lire, una cifra importante. La pellicola era lunga duecentocinquanta metri che significa una decina di minuti, contro i quaranta o sessanta tradizionali, per tanto era necessario intervallare la visione con alcune soste per consentire alla macchina da proiezione di decongestionarsi dal caldo essendo alimentata a carboncini e quindi tendente al surriscaldamento. Tale sistema di proiezione durò fino agli anni ‘70 del secolo scorso, costringendo il proiezionista a realizzare, con particolari manopole, l’avvicinamento dei due carboncini affinché la quantità di luce fosse sempre la stessa. Infatti, se il proiezionista (dotato di apposito patentino) non era accorto, accadeva che la lampada emettesse meno luce o, avvicinando eccessivamente i carboncini, bruciasse la pellicola.

Nei giorni scorsi la storiografia si è arricchita del volume “La Breccia di Porta Pia. Raccolta di Studi nel 150° anniversario (1870 – 2020)”, presentato nello Stato della Città del Vaticano nella suggestiva aula “Benedetto XVI” del Pontificio Collegio Teutonico. L’opera, curata dagli studiosi Francesco Anghelone, Pierantonio Piatti ed Emilio Tirone, è stata appena stampata per i tipi dalla Libreria Editrice Vaticana e contiene i contributi di pensiero espressi da oltre una ventina di relatori italiani, stranieri e della Santa Sede durante il convegno sul tema che si è tenuto, a Roma nell’ottobre del 2020, tra la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) e la Sala Capitolare nel Chiostro presso il Convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva con il patrocinio del Senato della Repubblica.

Alla recente presentazione nella Città Leonina hanno partecipato il professor Francesco Bonini, rettore della LUMSA, il professor Massimo De Leonardis, docente di Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e il professor Alberto Melloni, segretario della Fondazione per le Scienze Religiose “Giovanni XXIII” di Bologna. I lavori sono stati aperti da padre Bernard Ardura, canonico appartenente all’Ordine Premostratense e presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche e conclusi dal cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. L’importanza di questo appuntamento scientifico è data non solo dagli avvenimenti storici che si è inteso ripercorrere, ma anche dalla portata che essi ebbero sulla storia italiana e su quella estera. “L’episodio di Porta Pia non fu un evento militare significativo – ha scritto padre Ardura nella presentazione –  ma segnò profondamente i cattolici del mondo intero nella loro fede, il cui garante è il Papa, successore di San Pietro”. Una delle conseguenze più pesanti della spoliazione di cui il Papa si riteneva vittima, fu la decisione di proibire ai cattolici italiani di partecipare attivamente alla vita politica del Paese. Con il passare degli anni, si giunse a una soluzione concordataria nel 1929, poi rinnovata in parte nel 1985.

La raccolta miscellanea di studi intorno alla Breccia di Porta Pia è destinata ad imporsi come immagine simbolica ed emblematica dell’Italia unita e come tornante della riflessione storiografica sulle relazioni Stato – Chiesa o, meglio e più in esteso, come suggerito nel volume curato dai volenterosi Anghelone, Piatti e Tirone, quale punto di svolta nella storia contemporanea.

Vincenzo Legrottaglie

Bigliografia: La Breccia di Porta Pia. Raccolta di Studi nel 150° anniversario (1870 – 2020) a cura di Francesco Anghelone, Pierantonio Piatti ed Emilio Tirone, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2022.

Fotografia – Stato della Città del Vaticano, Guardie Svizzere al varco di Piazza Sant’Uffizio.