Omicron e sotto varianti – La prudenza non è mai troppa

Con la cessazione dello stato di emergenza tramite il Decreto Legge del 24 marzo 2022 e con l’emendamento del 28 aprile al Decreto Riaperture, si sono stabilite le nuove linee guida sulla prevenzione e la lotta alla diffusione di SARS-Cov-2, in particolare della variante e delle sotto varianti Omicron oggi dominanti al 100%. Con l’emendamento predetto si è esteso l’uso obbligatorio delle mascherine fino al 15 giugno prossimo su treni, navi e autobus, sia per i trasporti interregionali che quelli locali, e nelle scuole (tranne le università), nei teatri, nei cinema, nei locali di intrattenimento musicale e simili, quando sono aperti al pubblico e al chiuso. Lo stesso vale per ospedali, RSA e strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, riguardo a dipendenti, utenti e visitatori. Per gli uffici pubblici e privati invece, dal 1° maggio l’uso delle mascherine è soltanto raccomandato in casi specifici, ad esempio nel caso di più dipendenti in una stanza e di affollamento da parte degli utenti. Niente mascherina obbligatoria neppure nei supermercati, bar, ristoranti al chiuso; anche in questi casi è solo raccomandata.

  Purtroppo però il virus “approfitta” dei momenti di minori misure di contenimento e muta nel senso della maggiore contagiosità e quindi diffusione, seppur, per fortuna e per il momento, con sintomi meno gravi rispetto alle precedenti varianti. Anche se in Italia il numero dei morti giornalieri raramente scende sotto quota cento, anzi, spesso la supera abbondantemente. Per questo non bisogna abbassare mai la guardia e usare qualche accorgimento in più piuttosto che in meno, specie laddove l’obbligo della mascherina è cessato e inevitabilmente il rischio di contagio aumenta, considerato l’ancora alto numero di contagi giornalieri: oltre 30 mila su circa 247 mila tamponi effettuati, con un tasso di positività un po’ sopra il 12 %. I predetti accorgimenti sono sempre l’uso delle mascherine, l’areazione dei locali e l’igiene delle mani.

  La variante Omicron o B.1.1.529 di SARS-Cov-2 che causa la malattia Covid-19, ad oggi ha sviluppato cinque sotto varianti: BA.1, BA.2, BA.3, BA.4 e BA.5. La prima è stata individuata lo scorso novembre in Sud Africa e presenta un alto numero di mutazioni rispetto al precedente ceppo, ben trenta nella proteina spike che aiuta il virus ad entrare nelle cellule. La BA.1 è stata responsabile della diffusione della malattia nell’ondata invernale di tutto il globo. Studi recenti hanno evidenziato che chi è stato contagiato dalla sotto variante BA.1 può avere sviluppato una buona protezione dalla sotto variante BA.2. Quest’ultima è anche chiamata variante “stealth”, cioè, “invisibile”, perché manca di una specifica firma genetica che la distingue dalla variante Delta. E’ più contagiosa di BA.1 ma meno virulenta. La BA.2 è predominante e si sta diffondendo rapidamente a causa della combinazione di tre fattori: la sua maggiore trasmissibilità, l’immunità calante delle persone vaccinate e/o contagiate e l’allentamento delle restrizioni.

  La percentuale della prevalenza delle cinque sotto varianti è la seguente: BA.1 = 3,5 %; BA.2 = 93,8 %; BA.3 = 0,1 %; BA.4 = 0,5 % e BA.5 = 0,4 %.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano, sostiene che: «Se prendiamo sottogamba il virus, a ottobre la pandemia rischia di riesplodere. In Portogallo varianti più diffusive stanno diventando prevalenti. Il virus si è un po’ rabbonito ma non si è affatto “raffreddorizzato”. Ovviamente la pandemia non va in modo sincrono. La variante originale di Wuhan aveva un R con zero di 2,5; la Delta aveva R con zero 7; ora con Omicron siamo arrivati a 15 – 17». R0 (R con zero) ed Rt (erre con t) sono gli indici di trasmissibilità di un virus, che quando è 1 significa che un infetto può contagiare una persona, quando l’indice è 2 una persona ne contagia due e così via.Differiscono soltanto nel fatto che il primo, R0, misura questo indice nella fase iniziale di una pandemia, in assenza di restrizioni dunque; il secondo, Rt, lo misura appunto nel tempo in presenza di misure restrittive e terapeutiche, in una settimana ad esempio, e quindi indica l’efficacia stessa delle misure adottate. Ora la maggiore attenzione deve focalizzarsi sulla prevalente sotto variante BA.2, che, ad oggi, non è molto virulenta; ma continuando ad infettare e quindi a circolare, durante le sue innumerevoli replicazione può nascere “l’errore” e quindi può determinare una nuova variante della cui pericolosità e contagiosità non si può sapere nulla.

  Dunque è sempre saggio fare proprio il detto secondo cui la prudenza non è mai troppa, in ogni occasione, specie per quelle potenzialmente più pericolose come certamente lo è questa pandemia che ci ha sconvolto, e continua a farlo, l’esistenza da più di due anni. Tanto più che ancora non si conosce bene l’efficacia dei vaccini rispetto alla variante e le sue sotto varianti Omicron. Già per i soggetti fragili e gli over 80 si è cominciata la quarta dose, anche se molto a rilento. Sarà efficace come contro le precedenti varianti e che ha limitato tantissimo i ricoveri e i morti? Oppure ci vuole un vaccino specifico per ogni variante? Domande che al momento consigliano prudenza e buon senso.

  Angelo Lo Verme