Il lavoro sociale: una risorsa

Se ci fosse stato qualche dubbio il Covid ha provveduto a dipanarlo. Nel periodo della pandemia i lavoratori sociali quali gli assistenti sociali, gli educatori, i mediatori culturali e gli operatori socio-sanitarli, facendo i conti con le regole del distanziamento e con i lockdown, hanno sopperito alle fragilità dell’assistenza pubblica e sostenuto i bisogni della comunità.

Il lavoro sociale è una professione pratica ma che richiede una buona preparazione nelle discipline sociali ,umanistiche e giuridiche in quanto è fatta di relazioni con le persone ma anche con le istituzioni ed enti locali.

Il lavoro sociale, si pensi alle RSA o alle case famiglie, si prende carico del malato, dell’anziano del minore con responsabilità di cura particolare verso questi soggetti fragili.

Per questo il lavoro sociale va sostenuto e riformato dando a questa professione il valore economico-sociale che merita in una società del cambiamento che deve mettere al centro la cura del bene comune.

Bisogna partire dall’idea che il bene comune non è monopolio del pubblico ma si realizza anche grazie al terzo settore che deve avere con i fatti, non a parole, una posizione di parità con l’Istituzione pubblica.

Il lavoro sociale, la cui domanda è in crescita, per i giovani diventa sempre meno attrattivo per le disagiate condizioni in cui si trovano a lavorare gli operatori sociali sia per i tagli ai fondi e sia per la mancanza di strumenti idonei a venire incontro a chi ha bisogno di assistenza.

Urge rilanciare il lavoro sociale con una riforma a livello economico ed istituzionale.

Antonella Cirese