“America first” e “Italy first”? Meglio attendere tempi migliori

Quando Donald Trump affermava “First America!” sapeva di quale Paese parlava? Di quello affollato dagli abitanti compresi nei suoi sterminati confini o di quello delle ristrette elìte racchiuse nei circoscritti palazzi finanziari di Wall Street, nelle sedi della CIA, dell’FBI e del Pentagono in posizioni di vertice?

E’ probabile che all’epoca non lo sapesse, essendo alla sua prima esperienza di Presidente degli Stati Uniti che, gli avevano fatto credere, fosse l’uomo più potente del mondo.

Oggi, però, dopo le difficoltà incontrate nel governare i vertici di CIA e di FBI, dopo il rifiuto opposto dal Pentagono al suo ordine di ritiro delle truppe dall’Afghanistan, dopo la capacità dimostrata da Wall Street di portare alla Casa Bianca persino un Joe Biden… qualche pensierino su quell’America first dovrebbe farlo. Potrà dire ancora che il Paese che ha distrutto Hiroshima e una settimana dopo, del tutto inutilmente, Nagasaki, che ha portato la guerra in ogni parte del pianeta dalla Corea e dal Vietnam all’Iraq e all’Afghanistan, che si è intromesso nella vita politica di Libia, Libano, Yemen, Somalia portando, in luogo della sbandierata democrazia, morte e distruzione, che manda missili a Kiev con il rischio di scatenare il terzo conflitto mondiale, che lo ha messo brutalmente fuori dalla porta… sia ancora da considerare “first” senza un “ripulisti” della piaga che lo affligge?

E se qualche imitatore nostrano volesse utilizzare il motto trumpiano cambiandolo in “Italy first” quale Paese potrebbe mostrare come esempio al mondo di virtù e di valori? Il “Paese senza” di Alberto Arbasino e quello:

a) con il suo servilismo supino a un’Unione Europa egemonizzata da Francia e Germania non per le loro capacità intrinseche di porsi come guida del vecchio continente ma solo per il loro ossequio più devoto e ritenuto più affidabile alle direttive americane di Wall Street;

b) con la sua classe politica divenuta una delle più sgangherate dell’intero globo per l’allontanamento dalle sfere di governo e legislative di tutte le persone professionalmente più capaci a causa del potere di scelta messo, da leggi elettorali “pilotate”, nelle mani di mediocri segretari di partito e per l’uso politico della giustizia utilizzato come correttivo, in caso di scelte non conformi alla generale mediocrità;

c) con la sua mancanza di cultura autonoma e di una scuola libera, non asservite, dall’articolo 33 della Costituzione, alle esigenze religiose prima che a quelle di uno Stato laico;

d) con la sua corruzione endemica che lo vede in costante ascesa nella classifica mondiale dei luoghi eticamente più inquinati del mondo.

“America first” e “Italy first”? Meglio attendere tempi migliori.

Luigi Mazzella