Dopo aver abolito la povertà, creeremo la ricchezza

Dopo aver abolito la povertà con il reddito di cittadinanza i nostri prodi politici si cimentano nel creare la ricchezza, ma senza alzarsi presto la mattina e, tanto meno, sporcarsi le mani o tirare la cinghia. Un bel decreto che indichi il salario minimo e il gioco è fatto.

Questa pensata farà arrossire di vergogna Giulio Cesare e Keynes, Mao tse Tung e Marx e serpeggia da tempo nel “governo dei migliori” che per bocca di vari Ministri e seguendo le idee bislacche europee dice che si deve aumentare il reddito dei sempre più numerosi poveri con un decreto.

Pare che tale sistema esista già nei paesi nostri partner europei che una volta erano definiti “barbari invasori” e che oggi invadono non più con visibili e rumorosi panzer ma con suadenti leggi fatte da loro e per loro ma applicate a noi per farci perdere competitività.

Al di là delle evidenti contraddizioni e vere e proprie allucinazioni verbali totalmente scollate dalla realtà non solo italiana, andremmo -realizzando questa ipotesi di legge- verso una imposizione di costo del lavoro (appunto il salario minimo che immaginiamo sarà al netto del cuneo fiscale) che dovrà essere lo stesso a Napoli e a Milano, a Sud e a nord, a piazza Venezia e a Tor della Monaca, al centro delle città e alla loro periferia; cioè sarà assolutamente irrilevante per i ricchi ma sarà letale per le imprese minori e marginali, come anche per i disoccupati (che rimarranno tali per tutto il futuro prevedibile) e per il Sud fatto esclusivamente di imprese piccole e piccolissime. Si tratta di una ennesima tattica per distruggere le PMI orchestrata dai poteri forti di tutto il mondo? Non lo sappiamo, ma sappiamo che le PMI non hanno rappresentanza politica, né preparazione culturale, né presenza sui media, né organizzazione sindacale e quindi soccombono come già accade da decenni; mentre cibano e sostengono da sole tutta la nazione.

Naturalmente non abbiamo di questo provvedimento i dettagli da commentare e quando li avremo sarà troppo tardi per rimediare, però questa idea nasce dall’assunto per cui siamo e dobbiamo essere tutti uguali anche se è di tutta evidenza che così non è. Sono i mondialisti, gli stessi che poco tempo fa si facevano chiamare comunisti. Le differenze tra territori, tra settori, tra persone e specializzazioni sono per loro assolutamente trascurabili e provvisorie. Differenze che per loro sono una specie di errore della storia che loro elimineranno appunto con un decreto ad hoc. E invece l’errore della storia sono loro che asseriscono con candore infantile cose assurde come questa.

Il salario minimo conviverà con i contratti collettivi? Certo, creando un assurdo giuridico per il quale lo stipendio non viene più stabilito dalle parti -pur rappresentate malissimo da associazioni sindacali datoriali e lavorative che con autoritarismo fascista lo impongono alle imprese ignare- ma addirittura direttamente dalle Istituzioni azzerando anche l’apparenza della indipendenza e separatezza dell’economia dallo Stato. Come fossimo tutti dipendenti statali in un grande Soviet unico ma condannando le imprese a pagare quello che lor signori vogliono. Un ampliamento della sfera pubblica che già non è in grado di gestire gli abnormi poteri che ha usurpato. Il prossimo passo sarà una ulteriore compressione della proprietà privata. Odierni fautori del detto: “Niente fuori dallo Stato, nulla contro lo Stato, tutto nello Stato” tanto caro a Benito Mussolini. Una follia.

Decenni fa avevamo proposto noi un salario minimo ma calcolato su base provinciale, non obbligatorio e sostitutivo dei contratti collettivi nazionali che sono fuori dalla realtà economica; salario minimo che può servire alla introduzione nel circuito economico delle fasce escluse per definizione come gli immigrati recenti. Nel libro bianco che l’allora Ministro del lavoro Maroni -consigliato dal prof Marco Biagi che per questo fu ucciso- si introduceva una cosa molto simile a quella da noi proposta che si chiamò contratto individuale. Al contrario un salario minimo unico nazionale come quello che oggi si vuole ipotizzare non solo uccide molte piccole imprese, non solo non ne farà nascere moltissime, ma creerà ulteriore disagio nelle fasce di lavoratori border line che troveranno riparo solo tra le braccia amorose della criminalità.

Canio Trione