Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Questa domenica celebriamo la solennità della Santissima Trinità. Quando parliamo di Trinità, a seguito del nostro pensare umano, ci sembrerà di trovarci di fronte ad un quadro astratto, davanti al quale restiamo perplessi perché non riusciamo a coglierne il significato. Siamo fatti così, abbiamo bisogno di realtà tangibili o comunque rappresentate con immagini dai confini definiti ed identificabili. L’arte astratta invece ci chiama a compiere uno sforzo in più: quello dell’andare oltre, per coglierne il significato. È così anche quando parliamo di Santissima Trinità, se restiamo ancorati al nostro sguardo umano, amante delle realtà tangibili, ci risulterà molto complesso pensare e credere ad un Dio uno e trino. La solennità di oggi, ci chiede di fare quel passo oltre, necessario per comprendere ciò che ai nostri occhi può sembrare astratto.

Inoltre lo stesso Dio, cosciente della nostra incapacità di andare oltre, ci è venuto incontro per mostrarci il suo volto inviandoci suo figlio Gesù. In Gesù, il Dio intangibile e invisibile, 2022 anni fa si è materializzato, per mostrare all’uomo il suo volto. Poi è tornato al cielo, ha concluso la sua missione, e noi siamo ancora qua ma con uno sguardo diverso, capace di vedere attraverso la fede la presenza di Dio nelle realtà che ci circondano, tutto ciò grazie all’azione dello Spirito Santo che abita in noi a partire dal giorno del battesimo. È lui il nostro decoder, colui che ci aiuta a decodificare i segnali che vengono dal cielo e a cogliere la presenza di Dio in tutto ciò che ci circonda. È lui che ci inserisce nel mistero della Santissima Trinità in quanto figli nel Figlio. È questo il suo compito, l’ha annunciato Gesù stesso agli apostoli, riuniti a Pentecoste nel Cenacolo con Maria e continua a ricordarlo a tutti noi attraverso il Vangelo. È lui che ci dirà quanto non c’è stato ancora detto perché incapaci comprenderne la portata. È lui che ci dona quella Sapienza della quale abbiamo sentito parlare oggi nella prima lettura, che non ha nulla a che fare con l’umano sapere e che altro non è che la saggezza, quella saggezza che, come dice Papa Francesco, ci fa vedere con gli occhi di Dio, sentire con le orecchie di Dio, amare con il cuore di Dio, giudicare con il giudizio di Dio. Quel giudizio che non è condanna ma misericordia, carità, amore. È questo il volto della Santissima Trinità. Sant’Agostino diceva: “Vedi Dio Trinità, se vedi la carità!”

Senza uno sguardo d’amore non possiamo cogliere il mistero della Santissima Trinità, non possiamo cogliere la presenza di Dio nel creato, come canta il salmista questa domenica, avremo soltanto “preso in ostaggio” lo Spirito Santo e scelto la via dell’egoismo. Il venerabile don Tonio Bello, tutto ciò lo esprimeva raccontando la carità attraverso una formula matematica. Egli affermava che la Santissima Trinità, non può essere rappresentata da una somma algebrica, perché 1+1+1=3 ma attraverso la moltiplicazione dove 1x1x1=1. Alla luce di ciò, la solennità odierna ci chiama ad essere (x) per il prossimo, a farci pane spezzato per mostrare l’unico volto di Dio che è il volto della carità, il volto della trinità.  

Fra Marco Valletta OFM

Ufficio Comunicazione

Provincia di San Michele Arcangelo
dei Frati Minori di Puglia e Molise