Incentivi e occupazione

L’Inap, istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, ha diffuso un documento-policy brief, che ha dedicato al ruolo degli incentivi all’occupazione nel 2021. 

Dai dati del documento emerge che solo il 24% dei nuovi contratti deriva da incentivi, mentre l’occupazione è sempre più fragile e a termine.

Si desume che gli incentivi, in realtà, hanno prodotto più lavori a termine, più part time (44%), che spesso non è scelto volontariamente dal lavoratore ma imposto.

“Escludendo l’apprendistato – che ha dato origine per l’86% a contratti di analoga natura e l’Esonero giovani che opera nello specifico caso dell’occupazione a tempo indeterminato (compresa la somministrazione) – si legge nel documento – gli incentivi che invece consentivano di attivare sia rapporti a tempo indeterminato sia rapporti a termine o discontinui (come Incentivo donne e Decontribuzione Sud), non hanno corretto, ma riprodotto, il quadro e le relative criticità presenti nelle assunzioni non agevolate. Ci riferiamo alla prevalenza del lavoro a termine e dell’orario ridotto”.

La riflessione che corre d’obbligo è che una politica che abbia a cuore il territorio e la cura del bene comune deve ridare giusta dignità e valore sociale al lavoro invertendo la rotta della precarietà. L’incentivo non deve essere uno strumento emergenziale e a breve termine ma deve tornare ad essere strumento di sostegno del pubblico lavoro.

Antonella Cirese