Inaugurata in Sardegna la prima batteria alla CO2

L’impresa milanese Energy Dome S.p.A., dopo poco più di due anni di sperimentazioni iniziate nel febbraio 2020, ha inaugurato in Sardegna il primo impianto al mondo basato sulla chimica ad anidride carbonica come sistema di accumulo dell’energia per le fonti rinnovabili. L’impianto utilizza apparecchiature poco costose e facilmente reperibili sul mercato. Al momento ha una potenza di 2,5 MW e 4 MWh di capacità, ma è stato studiato per essere suscettibile di future espansioni.

  Con il fornitore A2A la Energy Dome ha stipulato una serie di accordi commerciali per la costruzione di un altro impianto da 20 MW-200MWh. Per questa rivoluzionaria innovazione, il 14 aprile scorso la giovane società si è aggiudicata il prestigioso riconoscimento BloombergNEF Pioneers 2022. Da più di un decennio ogni anno il programma BNEF Pioneers identifica un gruppo di tecnologie o innovazioni capaci di accelerare la transizione ecologica verso la decarbonizzazione planetaria indispensabile per arrestare e possibilmente invertire i cambiamenti climatici.

  Questa innovativa e relativamente semplice tecnica può essere applicata sia al solare che all’eolico e si propone come valida alternativa alle tradizionali tecniche di stoccaggio basate sul litio e sul cobalto.  Si tratta di un processo termodinamico dove la CO2 attraverso l’elettricità viene trasformata dallo stato gassoso a quello liquido che così può essere immagazzinato sotto pressione e a temperatura ambiente. Quando serve, cioè quando le rinnovabili non producono elettricità (la notte per il fotovoltaico e quando non c’è sufficientemente vento per l’eolico) il gas liquido viene ricondotto allo stato gassoso che in questo processo produce vapore che aziona una turbina per produrre nuova elettricità.

  Il fondatore e CEO di Energy Dome Claudio Spadacini ha dichiarato: “La batteria a CO2 è ora disponibile in commercio per rendere conveniente l’energia rinnovabile distribuibile su scala globale”. Il 24 febbraio del 2021 Spadacini e il CEO del Gruppo Ansaldo Energia S.p.A. Giuseppe Marino, hanno siglato un accordo non esclusivo di collaborazione commerciale con l’obiettivo di offrire sul mercato soluzioni competitive per la transizione ecologica in Italia, Germania, Medio Oriente e Africa. Com’è noto, la predetta società produce turbine e vari componenti per la produzione di energia. Gli altri investitori sono 360 Capital, Barclays, Novum Capital Partners, Third Derivative, ecc.

  Per meglio comprendere questa rivoluzionaria innovazione, basti sapere che la domanda di batterie agli ioni di litio è cresciuta e crescerà ogni anno, giacché oltre ad essere usate in elettronica (Pc, tablet, smartphone, ecc), vengono usate per le auto elettriche, un mercato in vertiginosa espansione. Fino al 2030 queste batterie avranno un costo sempre maggiore; poi, esaurito il ciclo vita di milioni di batterie delle auto elettriche, non sarà più necessario estrarre i quantitativi di litio odierni, poiché si potrà riciclare quello già usato. Fino ad allora il prezzo sarà però sempre più alto, anche in termini di equilibri geopolitici e di invasione dei territori con i maggiori giacimenti, sia reali e cruenti, sia mascherate da finte esportazioni di democrazia. Si stima che le attuali riserve mondiali di questo prezioso metallo, il più leggero nella scala atomica nella quale si trova al numero 3, ammontano a circa 50 milioni di tonnellate maggiormente suddivise tra Argentina (10 milioni), Bolivia (9 milioni), Cile (8,5 milioni), Cina (7 milioni), USA (6,5), Australia (5 milioni), il resto in piccole quantità in altre parti del mondo, tra cui Europa, specie in Portogallo e in Afghanistan.

  In Ucraina sono stati individuati tre giacimenti nei quali si stima che potranno essere estratti 5 milioni di tonnellate di litio. Queste miniere si trovano a Polokhovskoe presso Kirovograd, a Shevchenkovskoe nella regione di Donetsk e a Krutaya Balka nella regione di Zaporizhzhia. Un paio di queste regioni ucraine, purtroppo, ultimamente sono diventate tristemente note. Sarà solo un caso l’interesse di Putin per invaderle? E quello degli USA e dell’Europa per difenderle, è sollecitato soltanto dal nobile ideale di salvaguardarne l’integrità territoriale? Gli stessi nobili ideali non pare che vengano sollecitati per salvaguardare altri territori martoriati da decenni di guerre!

Angelo Lo Verme