Che guaio. I guru della BCE non conoscono lo statuto

Non tutti nella BCE sembrano ricordare che già a fine 2018 l’allora suo presidente Draghi tentò di uscire dal Quantitative easing e smise di comprare titoli degli stati membri. Come andò? Disastro. Nonostante non vi fosse inflazione nel giro di pochi mesi si dovette rimettere mani a quello strumento perché l’economia rallentò subito. Un errore? Certo, dal quale non si è imparato abbastanza.

Poi arrivò, salvifico, il virus e tutto ciò che v’era di negativo al mondo venne attribuito alla pandemia incluse le politiche emergenziali.

Oggi con l’inflazione non più temporanea le cose si riteneva sarebbero andate diversamente e molto meglio. E invece è andata molto, ma molto peggio. Senza neanche aver sospeso il QE e senza aver aumentato i tassi è venuto giù un putiferio anche contro la Lagarde.

Che fare? Un piano contro la frammentazione! Ci dicono. Che significa? Che la BCE comprerà i titoli da quelli che ne hanno bisogno e cioè che hanno una caduta del valore dei loro titoli obbligazionari. Quindi il valore di borsa dei nostri BTP non sarà libero di scendere e di far salire lo spread. Fino a che valore e fino a quando si consentirà allo spread di salire? Il crollo che spontaneamente si sarebbe realizzato in pochi giorni o settimane verrà diluito in mesi? O anni? Non è stato deciso nulla come non si sa cosa ne penseranno i partner tedeschi ed olandesi che assisteranno allo spettacolo -per loro indecoroso- di una istituzione europea che “aiuta” uno stato membro dopo che fin dall’avvio della BCE e della UE la precondizione minima assoluta è sempre stata che la BCE non deve avere riguardi per nessuno e tanto meno essere generosa per taluni –addirittura i meno virtuosi- anziché per altri.

Quindi una questione lontanissima dall’essere risolta e che può essere sanata in una sola maniera ineccepibile e cioè rispettando lo statuto BCE correttamente interpretato; quello statuto impone la lotta all’inflazione ovviamente dove sta e nella misura in cui sta. Come dire: aumentate i tassi in Germania che teme una inflazione galoppante e la rincorsa prezzi-salari in un momento in cui la disoccupazione è troppo bassa; mentre dove l’inflazione è più bassa o non c’è o è da costi (e quindi è cosa differente dall’inflazione classica) serve continuare a fornire liquidità e credito a buon mercato alle categorie produttive delle PMI in funzione anti inflazionistica allargando le produzioni e quindi l’offerta di beni e servizi.

Qualcuno glielo dica ai guru della BCE se no non lo capiranno mai.

Canio Trione