Draghi, il Parlamento e l’Ucraina

Il nostro Presidente del Consiglio ha pronunziato alcuni discorsi in occasione delle recenti decisioni sull’Ucraina di cui conviene analizzare alcuni passi certamente non casuali. 

“Il governo italiano intende continuare a sostenere l’Ucraina, così come il Parlamento ci ha dato mandato di fare”.

Cioè lui e il suo governo non procedono da soli ma con il consenso del Parlamento della cui volontà è mero esecutore. Se qualcuno dice che c’è un guerrafondaio questo è l’intero Parlamento italiano e anche se parte non precisata di italiani non è d’accordo non se la prendano con lui e il suo governo che è mero esecutore di ordini come la Costituzione prevede. Da buon romano e uomo della burocrazia fa sempre controfirmare da altri -cui scaricare la responsabilità ultima- tutti i documenti.

“Lo sforzo  – ha spiegato – deve coinvolgere gli organismi e le banche internazionali. Spetta a tutti noi aiutare Kiev a rinascere”.

Che centrano le banche internazionali adesso? E quali? Servono altri soldi? Per cosa? La guerra o la ricostruzione? Nel secondo caso è questione futura ed ucraina e non nostra o sua; quindi è possibile che volesse dire che servono soldi per la guerra; guerra che però dobbiamo fare e pagare noi mentre le banche internazionali devono fare affari? Detta da lui questa cosa può essere una interpretazione praticabile ma sarebbe stato meglio chiarire visto che il Parlamento avrebbe deciso e quindi avrebbe diritto a sapere cosa ha deciso.

Poi abbiamo sentito dire che l’Ucraina ha diritto di difendersi e quindi noi dobbiamo mandarle le armi per rendere questo diritto effettivo. Detto da un italiano a degli italiani suona molto strano. Sono decenni se non secoli che ci hanno abituati a subire le peggiori ingiustizie: dalla Inquisizione, alle truppe del cardinale Ruffo, alla repressione del brigantaggio, al regime marziale della prima guerra mondiale e poi l’autoritarismo fascista e adesso la dittatura bancaria, fiscale e burocratica che ha vietato financo di lavorare senza permessi ad hoc.. senza ricordare il periodo covid. Accettiamo ormai senza fiatare qualunque ingiustizia basti un accenno di multa o di ritorsione anche minima che tutti si adeguano immediatamente; e lui ci dice che adesso dobbiamo riscaldarci per i simpatici amici ucraini? Magari mettendo mani al portafogli? O, meglio, mandandoci i nostri figli e amici a sgozzare o farsi sgozzare da ragazzi russi (perfettamente sconosciuti) per l’Ucraina? Sembra un linguaggio di altri popoli e di altri tempi.  Peraltro un antico adagio non ci ricorda che “contro la violenza la ragion non vale”? Se qualcuno tenta di rapinarti la cosa migliore è arrendersi subito e cercare di averla vinta poi con la carta bollata. Non era questa la civiltà che ci hanno insegnato a scuola fin dalla prima elementare? La mitezza non è più un pregio? Da domani alla prossima cartella esattoriale minacciosa ed ingiusta dobbiamo dimenticare mitezza ed arrendevolezza e assaltare l’ufficio dell’agenzia delle entrate? Anche per impratichirci con armi ed esplosivi? È questo il messaggio? È oggettivamente un discorso nuovo nel Parlamento di Roma.

Peraltro il nostro Presidente non parlava solo al nostro Parlamento ma sapeva che mezzo mondo stava ad ascoltare; a costoro ha detto di essere riuscito a farsi dare un mandato non proprio mite ed arrendevole dal Parlamento italiano quasi all’unisono. Forse qualcuno penserà che è stato bravo a giocare i ragazzi del 5 stelle e i pacifisti di ogni genere. Forse questo qualcuno lo ringrazierà per questo. Non sappiamo, e non lo sapremo mai. Quindi non esprimiamo giudizi. Per il momento una cosa è certa: il cielo si è fatto ancora più buio di prima.

Ma diciamo a Putin: non abboccare a apparenti provocazioni; in realtà il popolo italiano non c’entra nulla con queste questioni dettate da indecifrabili interessi lontani; Presidente Putin copia dalla nostra mitezza è quella la vera civiltà che si addice alla Terza Roma.

Canio Trione