South working: “Quale Futuro?”

Sono trascorsi due anni da quando, alla vigilia del primo lockdown, studenti e molti lavoratori, originari del sud, si catapultarono nelle stazioni e negli aeroporti del centro-nord per prendere l’ultimo mezzo utile, per tornare nella propria terra, ed esercitare da lì la loro attività, almeno per qualche tempo

Ora dopo due anni la domanda sorge spontanea :South working quale futuro?

Il south working, attualmente, non riguarda solo le persone originarie del Sud, rientrate nel proprio paese e che lavorano in smart working, per aziende fisicamente collocate a Nord, ma anche persone originarie del Nord che lasciano i luoghi di origine e vengono a lavorare in smart nel Mezzogiorno perchè attratti dal clima, dalle bellezze naturali e da un ritmo di vita più sano ed equilibrato.

Nessuno a questo punto può più negare che il fenomeno dello south working può diventare duraturo e quindi un’occasione per il rilancio del sud.
Affinchè questo accada South working, associazione di promozione sociale, fondata nel marzo 2020 e promossa dalla Fondazione con il Sud, ha indicato tre punti da potenziare nel Meridione:

  • infrastruttura digitale;
  • mobilità;
  • presidi di comunità.

Promuovendo, in modo mirato, lo sviluppo della rete digitale, dei trasporti, dei servizi sociali e sanitari e dei presidi di comunità (coworking) si creerebbe un circolo virtuoso con l’effetto di ripopolare di capitale sociale qualificato i territori marginalizzati del sud che, in questo modo, verrebbero rigenerati con un nuovo dinamismo che consentirebbe alle persone di lavorare e vivere una soddisfacente vita sciale di relazione.

Istituzioni, imprese, enti locali meridionali, Terzo settore e comunità civile dovrebbero attivarsi per far si che il Soth working non sia un opportunità persa.

Anbtonella Cirese