Anime sospese

In questo mare tempestoso mondiale del cinico trionfo del male, ai popoli rimane forse soltanto la speranza quale ultimo appiglio a cui ancorarsi saldamente per non essere spazzati via, per non soccombere anche psicologicamente. Resta la speranza in un futuro più roseo, in un futuro dove finalmente si arrivi a comprendere che il benessere di tutti è il benessere di ciascuno. Una massa indistinta globale di gente affetta da crisi identitaria è accomunata soltanto da questa speranza e dalla fatica del vivere. Masse globali appiattite costituite da tantissimi indigenti, da una classe media in via di estinzione e da pochi straricchi. E’ innegabile che nell’aria greve di questi tempi bui si percepisce incombente la presenza di varie crisi irrisolte e, anzi, declinanti verso il baratro dei disvalori creato dalla cecità dei cosiddetti potenti che ci governano in tutto il mondo.

  Cioè, potenti lo sono senz’altro, dato che il nostro futuro e persino le nostre vite sono nelle loro mani insanguinate di ingiustizie e differenze sociali estreme. Ma chi gliele ha consegnate così immeritatamente, così irresponsabilmente negli ultimi quarant’anni? Noi stessi residenti in queste democrazie imperfette dove però l’informazione è al servizio dell’establishment e il voto quindi degli elettori è inficiato? Imperfette, quindi perfettibili, sicuramente di gran lunga preferibili ai regimi autocratici dove il voto è una farsa o nemmeno esiste. Ma perché siamo giunti al punto di doverci accontentare del meno peggio? Perché non ci si dovrebbe adoperare per rendere migliori le democrazie? Perché invece dobbiamo assistere impotenti al loro declino fino al punto di non ritorno, cioè fino a quando diventeranno più simili alle autocrazie? Già, la speranza! Ci rimane soltanto la speranza in un cambiamento e l’eroica ricerca della forza e del coraggio per attuarlo.

  Oggi siamo attanagliati da varie crisi. Crisi dei valori, dell’etica, della politica, dell’economia e dell’ecologia con i disastrosi cambiamenti climatici. Estati sempre più torride e siccitose e fenomeni atmosferici sempre più estremi come cicloni, alluvioni e grandinate devastanti sono diventati la normalità in autunno. In Sardegna abbiamo persino le cavallette! Fenomeno che ha la sua causa ovviamente: i tanti terreni agricoli abbandonati per vari motivi, dove le cavallette depongono le uova a due, tre centimetri di profondità. Quando questi terreni venivano arati, le uova dentro le ooteche esposte alla luce si deterioravano e le cavallette non si moltiplicavano. Oggi non è più così, ed ogni femmina deposita tra la fine di agosto e gli inizi di settembre da 25 a 55 uova sovrapposte scavando un buco nel terreno, che si schiuderanno poi in primavera.

  Siamo poi pervasi da ingiustizie e da lotte sociali impari, da disparità di ogni sorta, da malattie, da pandemie e da guerre, non solo in Ucraina. Nell’aria si percepisce questa dolorosa sospensione dell’anima la quale di continuo viene trafitta da un sentimento evanescente di non soddisfazione che consuma ancora i popoli nella ricerca di un indefettibile, vitale desiderio di cambiamento. Un nulla in cui annegare i giorni nell’attesa, forse vana, di un’agognata pace e giustizia globale. Non facciamo morire dunque quest’ultima speranza in un futuro di dignità, di soddisfazione, di gioia, di equo accesso al benessere, senza troppe ansie e senza troppi pensieri sconfortanti. Serenamente, senza paure, dobbiamo scommettere tutti in una società più giusta e altruista, per invertire l’andamento di questa odierna lanciata sul baratro della planetaria disfatta umanitaria.

Angelo Lo Verme