Cime di rapa, un progetto che crea integrazione

Il piatto che per antonomasia è sinonimo della tradizione culinaria pugliese, le “cime di rape”, da il nome ad un progetto sociale e ristorativo che crea integrazione e inclusione sociale.

L’iniziativa nasce nel 2017 nell’ambito del bando “immigrazione 2017” dal percorso formativo “Food Truck” promosso dall’Agenzia Formativa Ulisse, in collaborazione con altre realtà del territorio leccese, e finanziato da Fondazione CON IL SUD. L’obiettivo è l’integrazione di ragazze e ragazzi provenienti da diverse parti del mondo nel mercato del lavoro, in particolare, nel settore ristorativo.

L’iniziativa, che coniuga tutela della biodiversità agricola, cultura gastronomica e inserimento lavorativo di persone fragili, ha avuto successo ed attualmente “Cime di Rapa” con il marchio “Cime di rapa-Urban” conta tre ristoranti (il primo è stato aperto a Lecce) e tre cucine mobili e costituisce il format formativo per i ragazzi che terminano il loro percorso di studio presso la scuola di cucina Ulisse e non hanno le possibilità economiche per avviare una propria attività ristorativa.

Si tratta di una vera e propria catena di ristorazione che occupa 55 persone, con storie di fragilità la possibilità di lavorare in questo settore.

Il progetto ha anche realizzato una Banca della biodiversità per recupere e catalogare varie tipologie di semi.

L’obiettivo è di esportare il modello pugliese oltre i confini della Puglia e, per il momento, sono in programma l’apertura di due urban food a Matera e a Napoli che consentiranno l’inserimento lavorativo di 14 persone nel settore agricolo ristorativo.

Cime di rapa è un buon esempio di imprenditoria sociale che consente un impatto sociale positivo e duraturo sul territorio.

Antonella Cirese