L’arte contemporanea all’Aranciera

L’offerta museale a Roma è vasta, tuttavia se il viaggiatore, attento all’arte contemporanea, volesse concedersi una passeggiata a Villa Borghese, nel suo interno, potrebbe visitare il Museo Carlo Bilotti collocato nell’Aranciera, che accoglie le opere d’arte donate dall’appassionato collezionista Carlo Bilotti alla città di Roma. Si tratta di capolavori raccolti in anni di frequentazione e amicizia con gli artisti più significativi della nostra epoca: da Giorgio de Chirico a Andy Warhol, da Larry Rivers a Gino Severini fino a Giacomo Manzù.

Ettore e Andromaca di Giorgio de Chirico, bronzo, 2006, tiratura di due esemplari da un originale del 1966, esterno Museo Bilotti, Roma;

In particolare, all’esterno colpisce il gruppo statuario “Ettore e Andromaca” che riproduce, in dimensioni maggiori del vero, un modello in gesso realizzato da de Chirico nel 1966. L’opera riesce a comunicare il valore assoluto e universale dell’ultimo addio tra i due coniugi epici sotto le porte di Troia mirabilmente raccontato da Omero nell’Iliade. Ettore deve affrontare Achille dopo che quest’ultimo ha deciso di vendicare l’amico Patroclo, caduto proprio per mano di Ettore. Andromaca cerca di convincere il marito che il suo coraggio e le sue virtù militari finiranno per ucciderlo e lasciare lei vedova ed Astianatte orfano. Ma Ettore non potrà sottrarsi al suo destino e finirà per incarnare la figura dell’eroe sconfitto che tanto piacerà agli autori della letteratura romantica.

Madre e figlia: Tina e Lisa Bilotti, realizzato da Andy Warhol in acrilico e inchiostro serigrafico su tela, nel 1981, Museo Bilotti Roma

Al primo piano del contenitore culturale capitolino è esposto il duplice ritratto “Madre e figlia: Tina e Lisa Bilotti”,  realizzato da Andy Warhol in acrilico e inchiostro serigrafico su tela, nel 1981, che raffigura Tina, moglie di Carlo, e la figlia Lisa (scomparsa prematuramente nel 1989). L’opera rappresenta una felice riuscita stilistica: la posa obliqua delle figure dall’elegante collo allungato e i toni caldi, accentuati in corrispondenza delle labbra, esaltano i due volti restituendogli una dimensione classica, ma al tempo stesso intima, in cui la figura materna predomina e protegge quella della ragazza. La somiglianza tra la madre e la figlia dodicenne è stata sottolineata dall’artista scegliendo per entrambe lo stesso colore bruno della capigliatura, come invece non era nella realtà. Si tratta di una raffinata elaborazione foto-pittorica rarissima per il maestro della Pop Art in quanto ritrae in una singola tela persone diverse. Nelle collezioni pubbliche romane è presente solamente un’altra opera dell’artista americano.

Il Museo Bilotti ha una duplice funzione: mostrare in permanenza le opere donate, in sale allestite appositamente, e offrire a rotazione esposizioni degli artisti più significativi del nostro tempo. Infatti, è in atto la mostra “Cosmogonia” che presenta opere di Daniela Monaci e poesie di Sonia Gentili trasformate in installazione visiva (sette Fogli e un Libro con testo dinamico) dal collettivo “L’uomo che non guarda” (Sonia Gentili e Ambrogio Palmisano). Le personalità di questi artisti sono legate dall’intento di superare i limiti della percezione ottica per trovare uno sguardo profetico calato nel nucleo incerto della realtà, alla ricerca di un disvelamento apocalittico posto sul fragile crinale che divide l’apparire e l’accadere delle cose, nel punto d’intersezione del “senza tempo col tempo” evocato nei “Quattro quartetti” del poeta statunitense naturalizzato britannico Thomas Stearns Eliot. Le opere esposte sono armonizzate agli spazi del museo Bilotti per accompagnare i fruitori in un viaggio i cui punti di partenza e di approdo restano però sospesi nell’incertezza di una strada realizzabile solo attraverso la personale immersione nella profondità della mostra che rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2023.

Il progetto del Museo ha cambiato radicalmente l’aspetto all’Aranciera, che ha una storia di grande interesse, dovuta alle numerose trasformazioni che nel corso del tempo ne hanno modificato, in misura sostanziale, sia l’assetto sia le funzioni. Il manufatto conobbe i suoi fasti maggiori nell’ultimo quarto del Settecento con Marcantonio IV dei principi Borghese Si trattava, però, di un periodo glorioso destinato a breve vita a causa dei disastrosi cannoneggiamenti subiti durante gli scontri che portarono alla caduta della Repubblica Romana nel 1849. Ridotto in ruderi e ricostruito, fu adibito ad Aranciera, ricovero invernale dei vasi di agrumi. Nel 1903, all’epoca del passaggio di Villa Borghese al Comune di Roma, era sede di uffici e abitazioni; ospitò quindi un istituto religioso e successivamente, dal 1982, uffici comunali. Dopo decenni di usi vari e un accurato restauro, l’edificio, nel 2006, ha riaperto al pubblico come contenitore inserito nel sistema dei musei di Roma Capitale alle dipendenze della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Carlo Bilotti (1934 – 2006), originario di Cosenza e proveniente da una nobile famiglia, è stato un imprenditore internazionale nel campo della cosmetica e da sempre collezionista d’arte. Ha trascorso gli ultimi decenni tra Palm Beach, New York e Roma. Alla fine della propria esistenza, Bilotti ha sentito la necessità di rendere fruibile al pubblico la propria collezione e ha realizzato diversi progetti di mecenatismo nelle città di Roma e di Cosenza. Nella citta calabrese, è stato creato, nel 2005, il Museo all’Aperto (MAB), collocato lungo Corso Mazzini. Un sapiente progetto che vede opere di grandi maestri quali “San Giorgio e il Dragone” di Dalì, diverse opere di de Chirico, il “Lupo della Sila” dell’artista calabrese Mimmo Rotella ed ancora opere di Pietro Consagra, Giacomo Manzù, Emilio Greco e Sasha Sosno. Una mostra permanente, realizzata grazie alle donazioni di Carlo ed Enzo Bilotti, che permette a chi la attraversa di fruire l’arte en plein air lungo l’arteria principale della città di Cosenza.

Vincenzo Legrottaglie