Il feudalesimo prossimo venturo

Quando l’autorità imperiale veniva lesa da un feudatario troppo ambizioso, si aprivano le ostilità per ripristinare la sovranità violata. È stata una lotta sanguinosa durata di fatto per tutto il medioevo. Financo i re francesi che erano l’equivalente dei presidenti delle superpotenze odierne dovevano guardarsi dai vari Richelieu che frequentavano i Palazzi.

Oggi invece le lobby -che sono l’equivalente odierno dei feudatari di allora- scorrazzano libere ed affondano i loro interessi nelle Istituzioni come il coltello nel burro. La politica di oggi consente il saccheggio del bilancio e connesso aumento del debito oltre ogni sostenibilità per avere dalla propria parte tale industria o tal altra banca. Si tratta delle mega organizzazioni sovranazionali che mai sopravviverebbero senza l’appoggio della politica. Politica che utilizza la forza delle Istituzioni per estorcere o far estorcere ai cittadini cifre immense a favore di entrambi: politica e lobby. Qualche bonus a favore di quelli che potrebbero veramente incendiare la piazza e i cittadini vengono divisi tra poveri da un lato e coloro che hanno un salotto buono da difendere o la casa di proprietà; questi ultimi non solo non scendono in piazza ma sono mentalmente ammollati da decenni di quieto vivere e dalla visione di suadenti trasmissioni televisive…

Così tutto va senza che nulla cambi. Quindi ormai le Istituzioni esistono solo sulla carta. Le lobby ormai scrivono loro stesse le norme che vogliono e le fanno approvare dai parlamentari loro amici che sono stati scelti proprio per essere privi di grilli per la testa e, complice una legge elettorale od hoc, non ci sono sorprese. Anche i centri di potere esteri –privati e pubblici- si impegnano in questa direzione in sostegno di questa strana alleanza tra i politici di fatto guidati da quelli che dovrebbero governare (avendo i poteri per farlo ma che preferiscono non farlo) e le lobby che pur interessate a prendere tutto quello che possono non trovano resistenza se non addirittura collaborazione nei loro avversari che dovrebbero rappresentare e difendere lo Stato e i cittadini elettori.

Una situazione imprevedibile e mai accaduta in questa dimensione planetaria che potrebbe sfociare, specie in mancanza di correttivi, in un brusco risveglio fatto di un collasso complessivo finanziario e politico di portata biblica.

Gli insider sanno benissimo che la situazione è ampiamente oltre ogni sostenibilità e si affidano a due forze: quella della rottura del diritto cominciando dalla restrizione se non abolizione della proprietà -già fortemente compressa- da ottenere con l’uso capillare delle tecnologie che è il secondo punto di forza. La tecnologia permette di controllare agni angolo dell’economia fino a sostituirsi ad essa; si pensa nelle multinazionali di produrre in quantità illimitata financo i cibi (come già si fa con quelli idroponici) e di prendere dalle imprese piccole e medie e dalle famiglie tutto quello che può servire.

E questo sta accadendo.

In questo scenario i risparmi depositati nelle banche non si possono prelevare ma solo spostare da un conto ad un altro e vengono tassati non solo dalle patrimoniali poste dallo Stato, ma anche dalle commissioni poste dalle banche stesse che, nel giro di qualche decennio, ti hanno spogliato di ogni avere dimostrando di essere esse stesse delle patrimoniali più che delle commissioni bancarie.

È il new liberal order mondialista che sta consolidando questo nuovo feudalesimo. È impossibile che non si crei un fronte che blocchi questa deriva ma a tutt’oggi non se ne vede l’ombra.

La società sovranazionale ha un ruolo sociale ed economico di natura pubblicista; basti pensare all’energia, l’acqua, il credito, l’alimentare, la distribuzione, l’informazione, la tecnologia, la farmaceutica, e possiede anche una struttura organizzativa in grado di dire al politico quello che deve fare e di trasferire i propri costi sugli stakeholder; quindi sono degli stati a tutti gli effetti. Serve solo la ufficialità che non è lontana.

In questa direzione va il riconoscimento alle grandi imprese della condizione, “ufficiale”, di essere “troppo grandi per fallire” come la sinistra americana ha teorizzato per bocca del Presidente Obama. Al contrario uno Stato che si rispetti avrebbe dovuto dire che è “troppo grande per esistere” e quindi da tempi non sospetti si sarebbe dovuta contrastare la crescita di organismi così potenti. Peraltro cosa è la legislazione antitrust? Certo, la concorrenza in un settore garantisce maggiormente il consumatore, ma quello che conta è la dimensione della impresa; se esistono poche imprese in un settore la loro forza converge in una strategia aziendale in grado di colpire il consumatore anche senza esservi un unico operatore; è l’oligopolio che può condizionare la politica e quindi non solo danneggiare il consumatore ma anche il cittadino tout court come il caso della energia o del credito o della distribuzione.

È evidente che questo processo di assalto allo Stato ha nella sinistra il suo cavallo di Troia ma è altresì evidente che la destra non ha capito il suo ruolo di difensore della democraticità delle Istituzioni che è possibile solo se le imprese non sono più grandi e meglio organizzate degli Stati stessi. Democraticità che sta nella difesa dell’elettore-cittadino -cioè del debole- dalla invadenza degli interessi dei forti. E non sono le elemosine dei bonus o degli aiuti -pur necessari in periodi di strapotere delle multinazionali-, a difendere i deboli… la destra del futuro dovrà incarnare il contrasto di una visione del mondo fatta di dominio incontrastato di mega società multinazionali che è il sogno della sinistra ormai totalmente differente da quella che era nel passato.

Canio Trione