La politica delle “brache in mano”

In questa campagna elettorale, tutto il sistema dei partiti parla dei costi della energia, delle bollette salatissime, di aziende che sono stremate e che stanno per chiudere le attività non più remunerative, di posti di lavoro che scompariranno, di un quarto del popolo sotto la soglia di estrema povertà e di povertà.

Eppure, non accenna a diminuire la spesa pubblica, quella inefficiente e inefficace, mentre guerra, immigrazione, dissipazione di risorse in iniziative improduttive e non redditizie, inflazione non lontana dalle due cifre, soffocano il Paese tutto.

La lotta all’evasione segna il passo perché qui o evadi o muori (non è giustificazione dell’evasione ma una semplice constatazione); la economia reale, le vituperate Partite Iva, è alla canna del gas. E’ una tragedia ampiamente prevista. Servono soldi, tanti soldi, una marea di soldi.

Il PNRR, da essere uno strumento ricco di iniziative per il rilancio del Paese, si sta trasformando in una sorta di piccolo salvadanaio per “apparare” disastri annunciati.

Ma, se l’economia reale, ridotta al lumicino, non riesce più a sostenere l’elefantiaco impianto statale e le sue follie, chi metterà i soldi nel cassetto, come si affronteranno i fabbisogni?

Sembra banale: con i prestiti, che si dovranno poi restituire.

Il debito pubblico è ormai colossale e tutti noi lo dovremmo, prima o poi, restituire. Ma intanto, il sistema politico italiano, perennemente con “le brache in mano”, parla a vanvera di interventi urgentissimi, di scostamenti di bilancio, di bonus e di quant’altro da elemosinare per tenere in piedi questo Paese: è solo farsa. Un Paese, qualunque Pese, la nostra Italia, non è certamente un gommoncino che si può governare all’istante e sul momento; politicamente si direbbe “populisticamente”.

Il Paese è un grandissimo enorme transatlantico.

Quale è la sua criticità?

Quando si vuole effettuare una virata, per tutti è chiaro che la risposta è ritardata e lenta: ha bisogno di tempo per virare. D’altra parte, lo testimoniano il disastro antico del Titanic e quello più recente della Concordia: nulla è cambiato nelle leggi di natura. Se il comandante non ha consapevolezza di ciò (che è questione molto più avanzata della cultura professionale), vuol dire che è un comandante incapace e pericoloso.

Con un transatlantico, per cambiare direzione, c’è bisogno, preventivamente e in tempo utile, di tracciare una rotta.

In politica, questo equivale a dire che la politica non può che viaggiare con un Disegno Prospettico per il Paese; il che significa possedere una visione del futuro. Ora, i nostri politici sembrano “caduti dal pero”.
Ma questi, non erano quelli di prima? Quelli che cincischiavano fra loro con insensate dichiarazioni mediatiche e si presentavano nei talk show pseudo politici dibattendo sul nulla?
Quelli che parlano di pericolo antidemocratico, di voto utile, di atlantismo, europeismo, di quanto sia cattivo il collega d’altro simbolo, di varie altre amenità che tutti sappiamo che “non si mangiano”?

Dove è la proposta? Dove è il Disegno Prospettico? Solo pezze a colore, opportunamente declinate diversamente, ma che indicano la stessa cosa: servono soldi. Cari italiani, voi risparmiate e noi facciamo debito pubblico: poi si vedrà. Nulla su quel “poi”.
Chiedere agli italiani di risparmiare…, ma se sono già in povertà!

Ma torniamo alla energia.

L’energia è l’ossigeno per un Paese; serve per la crescita economica, serve per lo sviluppo sociale.
Ma allora, non sarebbe stato il caso, in tempi andati e pregiudizialmente, di disegnare un “piano energetico nazionale”, per soddisfare il fabbisogno energetico attuale e futuro?
Quale avrebbe dovuto essere il focus del disegno? Ovviamente la autonomia e indipendenza energetica.

Ma guardate un po’: la politica, nella sua campagna elettorale per uno scranno lautamente pagato, parla di “diversificazione” delle forniture e di “indipendenza dalla Russia”. Cioè, il focus è “diversificazione” e “Russia”. Ma questi, ci sono o ci fanno?

Lazoi, il filosofo cinese fondatore del Taoismo, filosofia del percorso vitale e della centralità dell’individuo, diceva: la rete serve per prendere il pesce; afferrato il pesce, la rete si mette da parte. Il laccio serve per la lepre; afferrata la lepre, il laccio si mette da parte. Le parole servono per l’idea; afferrata l’idea, le parole si mettono da parte.

Dopo? Servono i fatti. In Italia, siamo ancora alle parole e se l’idea non passa vuol dire che le parole sono vuote.

Mandiamoli tutti a casa! Non ci riusciremo, ma almeno controlliamoli!

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile