Caro prezzi e la crisi della merenda

Il caro prezzi colpisce anche la merenda con aumenti che vanno dal +8% per la frutta al +10% dei prodotti della panetteria e della pasticceria fino al +12% per lo yogurt ma l’effetto dei rincari energetici si fa sentire anche sulle scelte tradizionali come il classico abbinamento pane (+14%), burro (+34%) e marmellata (+8%) o quello con i salumi (+7%). E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat sull’inflazione ad agosto rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Frutta, yogurt, cracker e, al mattino, anche cornetto, brioche e merendine, sono gli alimenti più consumati.

E siccome la merenda è uno degli appuntamenti fondamentali per l’alimentazione non solo dei più piccoli, ma anche di due adulti su tre, gli aumenti si fanno sentire. E non poco.

Ma il caro prezzi colpisce anche le merende delle tradizioni locali come la bruschetta pugliese dove dominano l’olio d’oliva e il pomodoro mentre in Liguria si valorizzano le verdure che, con il loro contenuto di vitamine e sali minerali, vanno a infarcire le torte di pasta sfoglia o frolla ed in Emilia le tigelle modenesi, conosciute anche come crescentine.

Questo perchè in agricoltura si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Aumenti che riguardano l’intera filiera del cibo.

C’è da stare poco tranquilli.