Il Papa ad Assisi e la centralità del lavoro

Mentre a New York viene premiato il già Presidente della Banca Centrale europea forse perchè aveva tratto d’impaccio governi e banche internazionali con una alluvione di soldi “nuovi”, il Papa cattolico ad Assisi sottolinea la centralità del lavoro nella economia del futuro. Ai giovani di tutto il mondo convenuti ad Assisi si parla di una economia reale che quindi ponga al centro della propria stessa funzione il benessere delle persone e non il successo delle elites.

Una risposta altissima, forse casuale come si conviene al contemporaneo Pontefice Massimo, alle meschinità dei successi personali e delle convenienze di alcuni tecnocrati.

Cosa dice il Papa? Proviamo a raccontarlo come l’abbiamo capita: non è un grande successo arricchirsi a scapito della sopravvivenza del Pianeta. Non serve a nulla arricchirsi producendo milioni di nuovi poveri esclusi dall’economia e dalla società. Non serve a nulla arricchirsi tra le macerie di una guerra distruttiva.

Può sembrare scontato ed ovvio, può sembrare semplicistico e certamente lo è per chi è immerso nella attuale economia della competizione e della lotta; economia della competizione e della lotta che non riuscirebbe a sopravvivere senza togliere anche in maniera sleale “fette di mercato” dal suo competitor; cioè se non cerca di buttarlo fuori dall’economia. Ma non è ovvio se si pone mente all’abisso di interessi e culturale che separa l’attuale economia della rapina da quelle della collaborazione tra le varie componenti della società.

L’idea della economia fondata sulla competizione -il cui comandamento di base è “mors tua vita mea”- produce a lungo andare ovviamente accentramenti enormi di potere economico e politico che, a loro volta portano a sostenere forme di saccheggio dell’ambiente ma anche di intere comunità gettate fuori dal circuito produttivo dalla regola della efficienza: chi ha la tecnologia migliore o chi riesce a convincere più consumatori distrugge i propri concorrenti e accumula ricchezze insensate che sono espressione di vere e proprie patologie psichiche.

Si avverte l’esigenza di una chiara posizione cattolica nella questione economica. Il disastro planetario che è stato prodotto dalla economia del saccheggio e della competizione è ulteriormente evidenziato dall’uso indiscriminato di tecnologie che eliminano il lavoro umano dalle imprese per realizzare prodotti chiaramente scadenti se non dannosi al consumatore scaricandogli anche porzioni di processo produttivo stesso (come ad esempio nel caso delle banche on line ove il cliente si sostituisce all’impiegato nel suo lavoro di bancario). Inoltre questo processo di saccheggio colpisce anche le basi minime della convivenza civile come la stessa proprietà privata progressivamente compressa a vantaggio dei detentori del potere economico. Mentre il grande capitale si muove liberamente in ogni parte del mondo i piccoli risparmi sono detenuti nei conti senza alcuna possibilità di impiego se non quelli legati alla stretta sussistenza.

Questa situazione colpisce il più importante dei lavoratori che è il piccolo imprenditore e la sua famiglia che lo coadiuva. Gli arricchimenti delle grandi società (strettamente alleate con il potere politico) avvengono a diretto detrimento delle piccole imprese che ne subiscono la concorrenza e il costo; questi lavoratori privi di garanzie e difese sono gli unici che possono dare lavoro alle moltitudini dei lavoratori poco professionalizzati e gli unici che possono offrire prodotti di alto valore.

Il Santo Padre non può scendere in questi dettagli ma è evidente che una economia con l’uomo al centro non è l’economia della competizione e delle tecnologie, della accumulazione smisurata e del potere politico. Il mondo attende con ansia una parola autorevole per restituire dignità al lavoro chiarendo che il lavoro spersonalizzato proprio delle imprese più grandi uccide le capacità creative e comunque il valore della singola persona e quindi va considerata una altra forma di saccheggio questa volta di dignità ed umanità.

La società del benessere non ha portato benessere senza aver anche portato inquinamento e stravolgimento di paesaggi e sottosuolo, equilibrio psicofisico delle persone e diritti elementari. L’economia deve essere al servizio delle comunità e non la comunità al servizio delle economie e delle relative tecnocrazie! Questo è l’unico sistema per preservarci dalle contrapposizioni e dalle guerre. Questo è il messaggio che il mondo cattolico attende, questa è l’idea che deve sostituirsi all’attuale disumana lotta tra pezzi di economia che finisce poi con la implosione anche di quelli che si credono onnipotenti.

Canio Trione