Rinnovabili, le dighe per coprire l’inefficienza

In Puglia è partita la corsa per realizzare invasi di accumulo di energia necessaria per compensare l’inefficienza degli impianti di rinnovabili. Solo in territorio di Gravina in Puglia ne sono stati proposti due, uno sull’altro…

Il PNRR è il lascito del “governo dei migliori” a quello entrante dopo le elezioni politiche dello scorso 25 settembre. E sull’attuazione del PNRR si sta concentrando sempre più l’attenzione a livello nazionale e della Commissione UE. Se economisti di vaglia, non certo identificabili politicamente con il centrodestra, come Tito Boeri e Roberto Perotti, dicono che il PNRR può e deve essere rinegoziato con Bruxelles a causa di vizi congeniti (la Repubblica del 25 settembre scorso), ci sentiamo più sereni nel giungere alla medesima conclusione. Ci giungiamo, però, seguendo casi concreti. Uno di questi riguarda un progetto per un impianto di accumulo idroelettrico sulla diga del Basentello, in agro di Gravina in Puglia, al confine con la Basilicata, proposto da Edison S.p.A. Si tratta, in estrema sintesi, di realizzare un invaso al di sopra della diga in terra battuta esistente sul torrente Basentello (lago di Serra di Corvo) collegato a quest’ultima da un impianto di presa idrica e di rilascio idrico. Un impianto a ciclo chiuso, insomma, in linea con le previsioni del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030 (Pniec) che – scrive Edison – «per sopperire alle criticità del sistema energetico italiano, prevede la necessità di sviluppare almeno 6 GW di nuovi sistemi di accumulo al 2030 (di cui almeno 3 GW di impianti di pompaggio), soprattutto al Sud Italia e nelle Isole dove è più intenso lo sviluppo delle rinnovabili ed è minore la capacità di accumulo». L’incremento di «FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) e [la] contestuale dismissione di impianti termoelettrici poco efficienti – aggiunge Edison -, causano già oggi, e ancor di più in futuro, significativi impatti sulle attività di gestione della rete che sono riconducibili principalmente a caratteristiche tecniche di questi impianti, alla loro non programmabilità e alla loro localizzazione spesso lontana da centri di consumo, causando un aumento delle situazioni di congestione sulla rete di trasmissione, specialmente da Sud verso Nord». In altre parole l’insita intermittenza e non programmabilità di eolico e di fotovoltaico, con cui si sta tempestando il territorio pugliese in barba a qualsiasi tutela paesaggistica e naturalistica, necessitano di un’ulteriore occupazione di suolo libero con la realizzazione di un invaso, sia pure in terra battuta, da 5,3 milioni di metri cubi di acqua e 55 ettari di superficie che dovrebbe produrre circa 300 MW immettendo acqua nella diga sul Basentello nelle ore di mancata produzione di energia da rinnovabili e, viceversa, prelevandola «nelle ore in cui Terna [gestore della rete elettrica in alta tensione n.d.r.] richieda di assorbire l’energia elettrica in eccesso rispetto alla domanda» attraverso una tubazione sotterranea con diametro di circa 7,5 metri per una lunghezza di circa 2,5 chilometri. Vien da fare alcune considerazioni, ferma restando la possibile utilità dell’opera in parallelo allo sviluppo delle rinnovabili determinato dal pensiero unico che tralascia risparmio ed efficientamento energetico a ruoli insignificanti.

Un invaso sull’altro e via così…

La prima considerazione riguarda la replicabilità di un intervento del genere, almeno in territorio pugliese, dopo che la soluzione di realizzare l’invaso in collegamento con la diga di Occhito è stata accantonata per la presenza di numerosi vincoli ambientali. L’opera sarà soggetta, ovviamente, ai periodi siccitosi che non consentirebbero il funzionamento dell’impianto. E la replicabilità sembra riguardare solo quella zona della Puglia anche perché, appena al di sotto dell’invaso proposto da Edison, ne è stato presentato un altro dalla Fri-El, anch’essa società operante nel settore delle rinnovabili industriali, tant’è che il Ministero della Cultura ha chiesto una valutazione cumulativa delle opere proposte.

Serra di Corvo come una vasca da bagno

La seconda considerazione riguarda la quasi totale assenza di valutazione ambientale nel progetto di Edison. La diga del Basentello è un ecosistema che non può non avere ripercussioni dal prelievo e dall’immissione di una quantità d’acqua non indifferente rispetto alla sua capacità d’invaso (5,3 milioni di metri cubi da prelevare e restituire su un accumulo massimo di 24 milioni di metri cubi, con un volume disponibile che raramente arriva al 50% di questa capacità). Nello studio d’impatto ambientale depositato al Ministero della Transizione Ecologica (amministrazione competente per la valutazione d’impatto ambientale) si legge quasi nulla sull’argomento come se il bacino idrico esistente fosse una sorta di vasca da bagno. Eppure il lago di Serra di Corvo è un’importante stazione di svernamento per uccelli migratori e sul Basentello è stata rilevata anche la presenza della lontra. Sulle sponde del lago ci sono habitat a prati e pascoli naturali – che verranno direttamente interessati e perturbati dall’intervento – e nelle sue acque vivono e vengono pescate, anche da falchi pescatori che spesso frequentano quello specchio d’acqua, anguille, cavedani, carpe, pesci persici, tinche ed altre specie ittiche. Nulla sembra venga analizzato dell’eventuale impatto dell’opera su queste specie e sugli habitat naturali connessi.

Un’opera strategica senza fondi PNRR?

La terza considerazione riguarda l’efficacia in sé dell’opera rispetto all’investimento (non rintracciabile nella documentazione per la VIA) ed il ruolo dell’amministrazione pubblica in questi casi. È difficile comprendere perché opere ritenute strategiche per la stabilità energetica del Paese non vengano messe a gara dal governo anziché essere lasciate alla proposizione privata. Probabilmente l’iniziativa pubblica eviterebbe una serie di incertezze e di errori progettuali e di localizzazione, ferma restando la libera partecipazione del privato alle gare indette. Questione di costi, si dirà. Ma il PNRR con i suoi 209 miliardi di euro, per gran parte in prestito, non è stato pensato per opere strategiche alle quali i privati possono partecipare in diversi modi anche nella loro gestione? Pare di no. Meglio spendere per piccoli interventi dei vari Comuni che hanno tirato fuori dai cassetti progetti lì conservati anche da decenni. Nulla di meno strategico.

Fabio Modesti (www.fabiomodesti.it)