Il nazionalismo, un’araba fenice?

Una volta, tanto tempo fa, una nazione per fare i propri interessi si confrontava con le altre nazioni; era il nazionalismo. Esso prevedeva l’essere armati e ben vigili in modo da non farsi fregare da altre nazioni vicine o lontane. Poi si stava ben accorti a retribuire le proprie burocrazie pubbliche e le spese della difesa dagli stranieri attraverso i dazi che ricadevano sulle altre economie. Qualcosa veniva chiesta ai concittadini ma pochissimo se rapportato ad oggi. Difendere gli interessi nazionali -e cioè il nazionalismo- era cosa di destra mentre gli interessi dei lavoratori erano gli stessi dappertutto e quindi erano cosa internazionale ed era la sinistra.

Questa idea nazionalista poteva generare guerre e povertà e quindi si pensò di impiantare un altro sistema che aprisse le frontiere abolendo dazi e cose simili e consentisse a chi aveva prodotti a buon mercato di rifornire anche altre nazioni che non ne avevano. Un mondialismo che si abbeverava alle idee internazionaliste delle sinistre. Nessuno si accorse che oltre ai lavoratori anche le grandissime imprese erano internazionaliste e non volevano pagare dazio da nessuna parte. Così i sedicenti “progressisti” assieme ai proletari e alle grandissime imprese si trovano assieme a sostenere un mondo in cui tutti devono volersi bene senza problemi mai.

Ma se non vi sono dazi, chi paga gli stipendi e le tasse dei burocrati e dipendenti pubblici? I concittadini; i quali da tasse sotto il dieci per cento del reddito dei regimi nazionalisti passano disinvoltamente a livelli di oltre la metà; un problema non da poco scaricato interamente sulle piccole e medie imprese.

Non solo, nella foga di abolire le frontiere si arriva a rinunziare alla sovranità: cioè ad evitare che qualcuno si faccia prendere in futuro dalle nostalgie nazionaliste -quanto meno per alleggerire di tasse i concittadini- si è pensato di togliere alle classi dirigenti la condizione di “dirigenti” per spostare fuori dalla nazione la direzione delle cose che contano. Per essere ancora più certi che nessuno si sogni di resuscitare qualunque idea nazionalista si è favorita la formazione di classi dirigenti di infimo ordine, morale, culturale, etico ed economico,… così, con la scusa della democrazia che deve rappresentare i cittadini quali sono, abbiamo degli eletti che si possono manovrare liberamente… tanto non capiscono; venditori ambulanti, informatori finanziari, farmacisti, segretarie, medici, cameriere, si trovano ad essere ministri.

Senza fare tutti questi ragionamenti la gente si accorge che qualcosa non va. Qualcuno comincia a chiedersi: se i nostri rappresentanti non fanno i nostri interessi di italiani cosa rappresentano? Stanno lì solo a riscaldare la poltrona? O sono venduti? Di fronte a questa domanda tutto il castello progressista crolla miseramente nelle menti di tutti indistintamente i cittadini; così le moltitudini, senza un perché chiaro ed esplicito, votano per quelli che si dicono sovranisti. Ma per fare che? Riesumare i nazionalismi?

Questo è un punto non ancora chiarito anche perché la cultura ufficiale non ha risposto; peraltro l’interesse nazionale è assalito da tutte le parti: l’economia, la cultura, la stessa composizione etnica, la religione, tutto diviene relativo e la tecnologia sotto le sembianze delle televisioni, dell’internet, dei beni di largo consumo, dell’abbigliamento,… riesce a rendere tutti uguali in ogni parte del globo. Per far pensare a tutti la stessa cosa. Ma tutti sono senza punti fermi di riferimento. Da che parte iniziare a difendere l’interesse nazionale e per raggiungere cosa? E quale è l’interesse nazionale?

Quando un sovranista si candida e poi raggiunge il potere riesce a dire molti “no” ma ha difficoltà a creare un proprio modello, una proposta, che prescinda dagli altri stati.

A ben guardare il nemico della gente comune e della nazione tutta, che prima era chiaramente individuabile al di là delle frontiere, adesso sta dentro le frontiere stesse e dentro i Palazzi delle Istituzioni e assume le sembianze delle lobby. Parlano la stessa lingua dei nazionali e sono preparatissimi in ogni campo dell’attività umana, ma sostengono degli interessi che sono contrari a quelli dei cittadini. Sono interessi stranieri, frutto di culture strane, sconosciute e lontane. E non sono ben visibili; l’opacità regna sovrana: queste lobby contrabbandano per interessi di tutti cose che poi si rivelano dannosissime anche per l’ambiente. Le loro conoscenze sono così perfezionate (alle volte li chiamano tecnocratiche) da sostituirsi spontaneamente a coloro che occupano le Istituzioni ma si rivelano immancabilmente sballate oltre che contraddittorie. Se poi questi ultimi sono stati scelti -come detto- per fedeltà e per mancanza di idee ed interessi e quindi non per capacità il gioco è fatto. Per essere ancora più sicuri che nessuno se ne venga con idee innovative e diverse da quelle internazionaliste le lobby fondano o  occupano le Università conferendo premi Nobel o altri riconoscimenti agli amici che professano idee politicamente “corrette”. Gli altri -se nei loro curriculum non v’è un benestare del main stream accademico o mediatico- di fatto è come se non esistano.

Dimenticando che Marx o Ricardo, Leonardo o Macchiavelli, Einstein o Marconi, Giulio Cesare o Napoleone un curriculum non l’avevano!

La destra del futuro sarà quella che difenderà le identità combattendo le lobby che minacciano dall’interno la funzionalità e la stessa esistenza delle istituzioni statuali? E sarà politica di popolo e non di èlites? Vedremo.

Canio Trione