Fipe e sindacati: necessario un contratto collettivo nazionale per i riders

In aumento gli incidenti che coinvolgono i rider. Proprio per questo sono stati proclamati scioperi e diverse forme di protesta a livello nazionale da parte dei sindacati Filcams-Filt-Nidil Cgil.

Da tempo i sindacati e la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), invocano una regolamentazione dell’attività dei rider, che effettuano consegne a domicilio. In merito alla situazione sono intervenuti vari esponenti di associazioni di categoria che affermano che il delivery è un fenomeno che stava crescendo negli ultimi anni ed è letteralmente esploso con la pandemia, stravolgendo equilibri economici e commerciali ormai consolidati.

La regolamentazione dell’attività dei rider non può che essere disciplinata da un contratto collettivo nazionale di lavoro, al di là del quale c’è solo improvvisazione, scarsa tutela e, come purtroppo hanno dovuto constatare, rischi per la salute di chi lavora.

Molti ristoratori, pub, pizzerie hanno introdotto un sovrapprezzo per il delivery inserendolo proprio nelle brochure, nelle proposte commerciali, per rendere trasparenti i costi.

Fra le prime città a dare un segnale forte, Firenze che ha adottato importanti misure in attesa di normative nazionali e comunitarie che riescano a inquadrarlo. Il rider è una professione con tante sfaccettature da chiarire. Si tratta infatti di una professione recente e per la quale, da tempo i Sindacati dei lavoratori stanno lavorando per sottoscrivere un contratto che si collochi nel terziario e che fornisca quell’inquadramento di regole necessarie all’impresa per garantire il benessere del lavoratore, un suo giusto riconoscimento e, più che mai, la sua sicurezza.

Paola Copertino