Empatia e altruismo: magnifici doni dell’umanità

I valori umani non esisterebbero senza il magnifico dono dell’empatia, senza la capacità di percepire i sentimenti altrui, di immedesimarsi negli altri, di percepire la loro gioia quanto la loro sofferenza. Senza empatia non ci sarebbe nemmeno l’altruismo, il nobile sentimento rivolto al benessere altrui, del più fragile, del più bisognoso; altruismo a volte esercitato anche al di sopra del proprio benessere personale. E poi c’è l’amore che insieme all’empatia contribuisce a generare i valori più alti dell’umanità. La vita stessa nasce da un atto d’amore. L’amore è come la luce; e come un raggio di sole è capace di dissolvere il buio intorno a noi, così un gesto di amore può dissolvere l’odio più radicato. L’amore fa davvero miracoli! L’amore e la compassione sono alla base di tutto; sono questi i sentimenti che una società illuminata dovrebbe coltivare. Invece si coltivano l’indifferenza e l’odio, l’egoismo e la violenza verbale e, purtroppo, non solo verbale.

  Tali sentimenti negativi, simili disvalori, comportano disaffezione, asti e conflitti personali, e, di conseguenza, anche interpersonali; e la loro esasperazione, spesso è la causa delle guerre fra nazioni. In siffatta perniciosa società, l’altro, lo straniero, è considerato diverso e, in quanto tale, un nemico da combattere. Lo si percepisce un nemico perché la cronaca e la storia, in effetti, suggeriscono per la maggiore rapporti conflittuali tra simili. Percezione talmente consolidata e istituzionalizzata, da restituire una distorta realtà di reciproca sfiducia invece che di fiducia. La sola idea però di abbandonare un bisognoso qualsiasi al suo destino, che sia esso un naufrago, un immigrato o un profugo, di pelle bianca o nera che sia, denota una società povera dei valori umani fondamentali che sono alla base di essa stessa quali l’accoglienza e il rispetto reciproco.

  E’ evidente che siffatta società non ha maturato l’empatia e l’altruismo necessari per creare un clima di fiducia reciproca. In una società ideale, ad oggi utopica, non sarebbe nemmeno contemplata, ad esempio, la necessità delle leggi, quelle stesse che sottintendono la sfiducia nel prossimo nel momento in cui vengono create. La necessità di prevenire ed eventualmente punire giuridicamente quegli atti ispirati da disvalori più o meno gravi, più o meno disumani, più o meno criminali, è connaturata nella società non illuminata dalla spiritualità dei soggetti che la compongono. Cosicché è ovvio che solo in una società composta da esseri umani empatici e altruisti, e quindi composta da esseri spirituali, non sono necessarie le leggi. Dunque, avremo mai una società talmente elevata da non dovere nemmeno contemplare un ordinamento giuridico dove ognuno maturi dentro di sé il concetto di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato? Domanda da un miliardo di Euro. 

Angelo Lo Verme