Un’altra legalità

Esiste, non solo in Italia, un mondo parallelo a quello ufficiale con regole proprie. Il main stream lo ritrova nella malavita organizzata e quindi anche se collocata al nord o all’estero la si chiama mafia, camorra o ndrangheta ricordando noti luoghi comuni meridionali. Così leggiamo sui media la parola “mafia” applicata ad una qualunque forma di organizzazione malavitosa e lo si fa ex lege come la mafia nigeriana o albanese o le comunelle politiche nei comuni o le propaggini estere della camorra e infiniti altri.

In realtà questa terminologia di facile fruizione per gli utenti televisivi, fuorvia rispetto alla realtà che è invece molto più articolata. Le periferie specie delle grandi città parassitarie come Roma e Parigi, ma anche delle città più dinamiche come Milano, Marsiglia, Berlino… ospitano minoranze (non solo quelle classiche come i Rom ma anche italiani non inseriti) che si sono date regole specifiche alternative a quelle ufficiali. L’essere espulsi dal processo economico in modo perenne non lascia alternative. Ma v’è un fatto di fondamentale importanza, generalissimo, spesso sottaciuto: la scarsità di liquidità in una forma qualunque (e ormai anche di contante) spinge fette importanti di popolazione fuori dalla legalità; che non significa necessariamente contro la legalità ma più frequentemente dentro una legalità parallela nella quale il farsi giustizia da solo è il minimo che possa capitare.

Naturalmente nell’evitare la formazione di questi macrofenomeni sociali ed economici la scuola svolge un ruolo fondamentale, ma non si può pretendere dai professori cioè dipendenti pubblici mal pagati (anche se, visti i risultati dovremmo dire senza dubbi troppo pagati) lo svolgimento di ruoli così complessi di formazione e recupero di minoranze espulse dalla società e dall’economia. Minoranze che includono immigrati ma principalmente nativi.

Anche la Chiesa -che potrebbe moltissimo- invece di ritrovare la concretezza latina dei tempi migliori, si limita ad asserzioni di principio -se non giagulatorie- incapaci di comunicare alcunchè a quelli che sono esclusi da una società fortemente malata di non si sa bene cosa.

Quindi queste periferie crescono su se stesse periferializzandosi ulteriormente.

La fine del contante è quindi il colpo di grazia all’economia ufficiale a favore dell’economia parallela; infatti è impensabile che l’abolizione del contante e/o la sua fortissima ulteriore limitazione possa portare alla conversione forzata di queste vaste e crescenti minoranze alla “ufficialità”. Al contrario significherà ulteriore rifiuto da parte di costoro dell’economia ufficiale e conseguente ricerca di altre regole e loro santificazione come sistema parallelo alternativo… e salvifico. Cioè mentre si ritiene che l’abolizione del contante possa azzerare l’economia oggi definita sommersa (che sarebbe meglio e più corretto definire “altra”) in realtà decreterà la fine della economia ufficiale che sarà rifiutata da fette sempre crescenti della popolazione; l’economia ufficiale invece sarà progressivamente ridotta al mondo della politica contiguo alle Istituzioni e grandi imprese ad esse collegate. Minoranze numericamente crescenti utilizzeranno i bitcoin o altro per vivere a loro modo nel loro mondo parallelo che non è coinvolto da quello ufficiale. Certo è che non è con questo sistema che si potrà convincere queste popolazioni a credere nel sistema ufficiale che rimane tecnoburocratico e quindi viene avvertito come estraneo ed incomprensibile se non ostile all’umanesimo spontaneo dei meno inclusi.

Una gatta praticamente impossibile da pelare e ancor più problematica se si pone mente alla questione tecnologia che lungi dall’aumentare gli spazi di libertà, riduce drasticamente le libertà che contano.

Una bella guerra tra tecnologie come quella che è stata avviata in Ucraina distruggerà masse immense di tecnologia riducendo la forza delle classi politiche e di quelle ad esse contigue riportandoci a decenni fa.

E tutto potrà ricominciare sperando di aver imparato qualcosa dai morti che piangeremo.

Canio Trione