Lo Stato del futuro

Nel corso dell’ottocento le monarchie assolute attraverso un lungo e sanguinoso processo sono state sostituite da democrazie rappresentative poggiate sul voto detto a suffragio universale. Si è pensato che “solo la popolazione sa cosa sia bene per essa e quindi sceglie i propri rappresentanti”; rappresentanti che all’interno delle Camere farebbero le leggi gradite ai cittadini.

Così siamo arrivati ai giorni attuali con gli stati che sembrano super partes cioè divenuti “stati di diritto” e quindi civili e “giusti”; dunque la democrazia asserisce essere il sistema più avanzato e il migliore che ci sia.

In realtà quei Parlamenti e quegli stati sono progressivamente divenuti preda degli interessi delle multinazionali che condizionano sempre di più le scelte governative. Nell’energia, sanità, media, credito, distribuzione, alimentari, finanza, gli stati sono preda di interessi più grandi di loro che dettano agende e strategie. Inoltre i rappresentanti votati dagli elettori, da politici sono divenuti politicanti che si sono rivelati profondamente ignoranti sia nel senso latino del termine che in quello volgare e quindi si fanno facilmente “convincere” dai più grandi, ricchi ed informati. Così lo stato e la democrazia rappresentativa finisce con il rappresentare sempre meno gli interessi dei cittadini. Peraltro le multinazionali senza l’appoggio diretto e spesso illegittimo delle Istituzioni non sopravviverebbero per la loro intrinseca incapacità di sostenere la concorrenza delle PMI. Quindi per loro è questione di sopravvivenza colonizzare le Istituzioni e colpire attraverso di esse le piccole imprese. Questo significa che la resa delle Istituzioni alle multinazionali -peraltro santificata nella formula Too big to fail- ha prodotto la fine dello stato di diritto e dello stato tout court che presto produrrà qualcosa di terribile di cui la vaccinazione obbligatoria e tutte le regole conseguenti fuori di ogni legge ne è stata una pallida anticipazione.

Nello stesso tempo i cittadini si accorgono sempre più che lo stato non è rappresentativo e se ne staccano. Prima negando il consenso alla consorteria protempore al potere e sostenendo sempre l’opposizione, poi astenendosi dal votare, poi cercando di non rispettare le norme, poi rifugiandosi nelle periferie dove le Istituzioni e le leggi non arrivano, poi scendendo in piazza, … contemporaneamente le ipotesi complottiste, con l’uso massiccio delle tecniche comunicative moderne, si diffondono ad un pubblico numericamente crescente, e si rivelano sempre più credibili, affidabili se non profetiche; cresce così una ulteriore forma di delegittimazione delle Istituzioni che si trasforma in odio vero e proprio. Si tratta di una escalation contro lo stato quale ci è stato consegnato dalla storia senza una idea organica del futuro.

Quindi le Istituzioni sono strette in una tenaglia composta dai poteri “forti” che da un lato asserviscono lo stato e dalla delegittimazione dal “basso” che, dall’altro lato, ne nega la ragion d’essere.

Il Sud (e tutti i Sud del mondo) in tutto questo ha una ulteriore complicazione costituita dalle organizzazioni malavitose che sono la espressione del mal celato rifiuto della unità nazionale, della lex unitaria e dell’intero modello di vita efficientista e tecnocratico proprio dei nord del mondo. È la forza delle identità che non solo non si fa prendere dalle lusinghe livellatrici delle tecnologie egualitarie ma riemerge impetuosa come unico modello di vita sostenibile.

Una ulteriore riflessione merita la questione della sostenibilità finanziaria delle attuali Istituzioni. Per secoli la credibilità finanziaria è stata data dalla massa di moneta merce (oro) detenuta da un debitore sia esso pubblico che privato (come le banche); era il “gold standard”. Da vari decenni tale garanzia è stata progressivamente sostituita da titoli di debito pubblico. Si sostiene che lo stato non può non onorare i suoi debiti possedendo le armi di diritto pubblico in grado di sottrarre ai suoi cittadini le somme che dovessero essere necessarie a coprire i propri impegni; lo potremmo chiamare il “public debt standard”. È evidente però che la crescita dei debiti pubblici in tutto il mondo li rende certamente non pagabili neanche in parte, mai; pure l’intera impalcatura creditizia e finanziaria si basa interamente sul debito pubblico e sulla credibilità dello stato e della sua economia. Questa circostanza così contraddittoria ed insostenibile è ormai stata fiutata dai risparmiatori che pur digiuni di nozioni finanziarie non si fidano più; anche gli investitori istituzionali acquistano titoli di debito solo per dovere ed imposizione e non certo per scelta e convenienza. Cioè anche la finanza non crede nello stato. Quindi una massa enorme di debito non sarà mai pagata ma solo rinnovata; debito che giace nei forzieri delle Istituzioni bancarie con valori spesso appesi alle generose emissioni di danaro nuovo delle banche centrali. Proprio queste banche centrali hanno dovuto togliere dal mercato importi significativi di debito che nessuno vuole e può più detenere. Una mina pronta ad esplodere che le banche centrali sono pronte a disinnescare con iniezioni di danaro fresco.. finchè sarà possibile senza innescare una svalutazione biblica?

Come ce ne usciamo? L’insieme di queste situazioni ci dice che il futuro sarà molto diverso dal passato e molto diverso da come certi teorici della democrazia hanno suggerito la transizione verso quel futuro dovrà essere un pesantissimo terremoto che potrà essere vestito da guerra o da fenomeno naturale ma che avrà il compito di portarci in un nuovo modo di intendere lo stato.

Canio Trione