Il sud nemico del sud. E il divario con il nord cresce

In una sua trasmissione Massimo Giletti ha affrontato l’argomento del reddito di cittadinanza ponendo a confronto diretto uno sconosciuto napoletano percettore del reddito (un luogo comune pensare ad un napoletano) con una sconosciuta (per noi ma non per lui) imprenditrice bresciana che, bontà sua, ha offerto un posto di lavoro al napoletano rinunziando a cercarlo tra i suoi conterranei anch’essi nelle stesse condizioni reddituali del napoletano.

Ovviamente ha “costretto” il napoletano a declinare la pelosa offerta (basti pensare ai costi di alloggio e utenze per stare a Brescia) offrendo così al torinese Giletti la possibilità di teatralmente invitare i napoletani a rimboccarsi le maniche.

Un’accozzaglia di luoghi comuni di cui è stato preda anche l’ospite Paragone che, pur essendo navigato giornalista, ha abboccato alla teatralità del ben più malizioso conduttore torinese.

In realtà, al di la della messa in scena visibilmente orchestrata e a senso unico, è emersa la volontà dei nordici di continuare a considerare il sud un serbatoio di braccia e menti cui si può attingere semplicemente buttando un minuscolo amo; la disinformazione dei media maggiori completa il quadro; è ormai assolutamente intollerabile il baratro che separa le due mentalità e quindi le due Italie.

Dal lato dei luoghi comuni adatti a quelli che hanno elettroencefalogramma piatto, purtroppo da sempre abbiamo la classe politica meridionale; il sindaco di Bari e il Presidente della Regione hanno fatto bella mostra di sè alcuni giorni fa nel celebrare lo sbarco a Bari di una società milanese (con capitale internazionale a quanto sembra) che assumerà cinquecento giovani tra i più preparati nelle tecnologie del futuro. Naturalmente i nostri politici sono andati là -come tante altre volte è accaduto- probabilmente per vantarsi di aver “aiutato” (che è un eufemismo spesso usato per dire che hanno dato dei soldi pubblici e magari aver chiuso un occhio sulle incombenze burocratiche) l’impresa nordica ad impiantarsi a Bari: quindi se così è (ma non serve perdere tempo a verificare: è quella l’idea) abbiamo pagato con soldi nostri questo impianto ma non è nostro; non abbiamo dato quei soldi a noi meridionali che abbiamo pagato le tasse alla regione; rinunciamo a inserire quei giovani nelle nostre imprese ma li diamo a quelle che fanno concorrenza alle nostre; mentre i profitti prendono il volo e magari vanno a pagare le tasse in Olanda o negli States! Questo mentre i pomodori (che sono stati venduti al prezzo massimo di sempre) si vendono a venti centesimi come anche l’uva e le ciliege… prezzi da fame di cui nessuno se ne frega anche se sono proprio quelli i pugliesi pagatori di tasse.  Questa è la nostra politica da decenni!

Qualcuno mi dirà che almeno questi che sono venuti a Bari sono meglio delle ospiti del Giletti proprio perché vengono qua! Ma anche questo non è vero, visto che li paghiamo senza rimanere proprietari di nulla e non abbiamo certezza di quanti anni rimarranno; secondo l’esperienza ormai consolidata, presto si scoprirà che la tecnologia è andata avanti e quindi non serve più lo stabilimento di Bari… e tanto meno le competenze dei ragazzi baresi; a meno che qualcuno non effettui una iniezione di liquidità! E chi la farà? Indovinate voi.

Se la destra arrivata or ora al governo non dovesse cambiare drasticamente direzione ci sarà solo da dare ragione a quelli che non perdono tempo a pensare se uscire dall’Europa e dall’Euro… basterà uscire dall’Italia. Ma, si badi bene, lasciando per ricordo a Roma i nostri politici.

Canio Trione