“Agostino” di Alberto Moravia – I turbamenti di un adolescente

  L’adolescenza è la dolorosa consapevolezza di iniziare a sentire da uomo, o da donna, ma di essere trattato e dovere continuare a pensare da bambino, o da bambina; fin quando gli adulti si accorgono e si convincono, soprattutto dai loro atteggiamenti ribelli, che è arrivato il momento di iniziarli al mondo degli adulti. Per cui spetta agli adulti il compito di capire quando l’adolescente inizia a sentire da uomo, o da donna, prima che questi per farsi capire debbano ricorrere alle gesta più clamorose. In tal caso si allontanerebbero da una sana e costruttiva comunicazione con l’adulto che non li sta ad ascoltare, per rivolgersi a modelli non sempre esemplari ma che sanno raccogliere e soddisfare le loro istanze anche in maniera opportunista.

  Questo romanzo breve (126 pagine, edizione Bompiani) del 1942 di Alberto Moravia, si dipana attorno ai profondi turbamenti di Agostino, appunto un adolescente tredicenne in vacanza al mare con la bella e ancora giovane madre vedova. Turbamenti sorti in seguito alla scoperta improvvisa dell’esistenza del sesso nella maniera più rude e volgare possibile. La sua iniziazione sessuale, infatti, avviene seguendo i discorsi maliziosi e osceni di una combriccola di adolescenti, poveri, diseducati e istintivi, e proprio per questo molto più furbi e maligni dell’ingenuo Agostino divenuto lo zimbello del gruppo al quale s’era aggregato per disperazione e per ripicca nei confronti della madre che trascurandolo con varie scuse per dedicarsi alle avances di un giovane conosciuto in spiaggia, di fatto lo tratta ancora come il bambino che era stato fino a quel momento e al quale è abituata.

  Agostino però non è più un bambino, e dopo aver appreso oscenamente dalla sua combriccola quello che un uomo e una donna possono fare insieme, e dunque anche la madre con l’amico, il vago sentimento, confuso e adesso ripugnante perché divenutogli chiaro nei confronti della madre si corrompe. Adesso vederla in camera da letto in vesti succinte lo turba in una maniera che non aveva mai provato prima. Cerca anche di sorprenderla, silenziosamente, mentre è intenta alla toletta, spiando dalla porta lievemente accostata della camera.

  Cosicché Agostino decide di sostituire tale immagine con quella di un’altra donna, per fare in modo di ritornare a poter guardare sua madre come prima, come donna certo, ma non fonte di simili turbamenti.  Così, dopo aver appreso da Tortima, un monello del gruppo, dell’esistenza di una casa dove le donne fanno certe cose dietro un compenso in denaro, riesce a raggranellare la somma necessaria, per lui ma anche per Tortima, che altrimenti non acconsentirebbe di accompagnarlo. Le regole del postribolo però non gli consentono di entrare. Solo Tortima, un po’ più grandicello, riesce a entrare, cosa che questi prevedeva in partenza, giocando l’ennesimo inganno all’infelice Agostino che se ne torna a casa afflitto.

  Il seguente periodo chiude il romanzo: «Come un uomo, non poté fare a meno di pensare prima di addormentarsi. Ma non era un uomo; e molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse».

Angelo Lo Verme