Si può vivere bene anche con una malattia cronica grave. L’inno alla vita di Carlo Calcagni

Si è concluso, nei giorni scorsi, a Mercato San Severino, il “Tour per la Vita” Carlo Calcagni, che, in sella al suo Triciclo Volante, ha fatto tappa in numerosi Comuni dell’Alta Irpinia, con il progetto “Mai Arrendersi” ed il libro autobiografico “Pedalando su un filo d’acciaio”. Carlo Calcagni è colonnello del ruolo d’onore dell’Esercito Italiano. Da anni combatte contro un nemico invisibile: l’uranio impoverito.

Di seguito un suo commento. Un inno alla speranza, alla vita.

Io faccio una vita praticamente normale, tanto che potrebbe sembrare strano anche a me, se non fossi proprio io a vivere tanto dolore e tanta sofferenza sulla mia pelle.

La consuetudine identifica il malato come un moribondo in un letto d’ospedale e vuole che davanti alla malattia, si veda la fine; invece, io sono la dimostrazione che c’è ancora vita.

Tanta vita, tanto attesa, tanto desiderata.

Come non ammettere il merito, di aver sperimentato questo continuare a vivere, molto differente dal sopravvivere, nonostante la malattia, e l’aver messo in pratica e concretizzato tutto questo da 20 anni a questa parte?

Devo tutto alla mia forza, alla mia costanza, alla mia determinazione e all’averci creduto fino in fondo, sempre e comunque, nonostante tutto, anche davanti a sentenze che avrebbero tolto ogni speranza a chiunque.

La mia più grande vittoria la devo a me stesso, ma anche a tutti quei medici che, in tutti questi anni, ho avuto la fortuna di incontrare e che si sono presi cura di me, senza trascurare, mai, il lato umano e psicologico.

Proprio loro hanno individuato le strategie terapeutiche più adatte e, con la medesima costanza con cui pedalo io, hanno passato giorni e notti a studiare, ipotizzare, verificare e sperimentare con me le loro intuizioni, sacrificando uscite, giovinezza, famiglia, tempo libero, pur di individuare le migliori strategie terapeutiche e dar vita a macchinari e farmaci in grado di contrastare, efficacemente, l’avanzata di questi mali.

“Insieme” possiamo farcela.

Questo è uno straordinario risultato di squadra: noi pazienti affidiamo la nostra vita alle loro mani, con fiducia, determinazione, costanza e tanta pazienza, mentre i medici mettono in campo le competenze, l’impegno, l’intelletto e la professionalità.

Si può vivere bene anche con una grave malattia, cronica, degenerativa ed irreversibile: questo è il vero miracolo della Vita, quella Vita che abbiamo ricevuto in dono alla nascita ed a noi spettano il diritto ed il dovere di viverla fino in fondo, senza sprecarne un solo istante.

Quello che voglio dimostrare a tutti, con il mio esempio, è che, sì, si può vivere bene anche dentro un corpo “devastato e messo alla prova dalla malattia”.

È la volontà che mi spinge oltre ogni limite umanamente comprensibile e che alimenta il mio desiderio e la sete di Vita, con la consapevolezza che non possiamo restare indifferenti nel vedere le persone arrendersi di fronte agli ostacoli e buttar via la propria vita senza provare a rimetterla in piedi, di fronte a qualunque difficoltà.

È per questo che mi spingo sempre “oltre”: per mostrare agli altri che non ci si deve arrendere e non si deve rinunciare a “vivere”, anche quando travolti da eventi negativi: “Non tutti i mali arrivano per nuocere”, perché sono proprio le difficoltà a renderci più forti e resilienti.

Ringrazio Dio ogni mattina, per il nuovo giorno che mi viene donato, per ogni alba che ho la possibilità di poter ammirare e così per ogni anno che trascorre e che ho imparato a viverecon una sempre maggiore umiltà e semplicità.

Se hai il coraggio di non fermarti nella tua zona comfort, ma riesci a guardare “oltre”, affrontando l’ignoto e le paure, e lo fai credendoci fino in fondo, fino all’ultimo respiro, a volte accade sul serio che, nonostante tutto, si può vivereuna Vita più piena e umanamente più ricca.

Carlo Calcagni