La politica nel Paese delle Meraviglie

I Presidenti delle maggiori regioni meridionali sono stati invitati dai giovani confindustriali in un convegno a Capri.

Tra le tante cose, e dopo aver fatto capire che secondo loro i moderni sono loro mentre gli identitari devono modernizzarsi, ci ricordano, dopo ventotto minuti di serrati interventi, che negli ultimi quindici anni il sud ha perso ben un milione di giovani meridionali; i quali se ne sono scappati dal sud per andare a lavorare per altri; però i nostri governatori hanno dimenticato che questo è accaduto mentre loro e la sinistra governavano -colpa o merito lo lasciamo dire a loro e agli interessati- che nella loro furia internazionalista e antidentitaria e contro le intemperanze della destra, hanno non solo favorito la internazionalizzazione (leggi: espatrio) del lavoro e delle imprese ma anche favorito doppiamente (se non finanziato) la importazione di altri milioni di lavoratori forse più disperati e numerosi dei nostri. Sembra una solenne follia, un abbaglio senza pari, e lo è.

Dopo aver creato il problema l’ineffabile de Luca suggerisce con foga la soluzione: un piano per il lavoro per trecentomila lavoratori italiani. Cosa vuole dire? Che servirà per chi dimostra di essere italiano da almeno due generazioni o anche per i nuovi italiani? E, qualora lo si facesse, a spese di chi? Aumentando i dipendenti pubblici, dice. Cioè al solito, a spese del contribuente. Che è stato già spremuto totalmente. Per il resto solo parole, almeno per il momento.

Ma il massimo si raggiunge quando si parla di burocrazia; hanno capito, sembra, che la burocrazia sia il male assoluto; ma chi l’ha creata? E per chi è il male assoluto? A sentire loro la burocrazia è il male assoluto perché blocca la spesa pubblica e non si riesce a velocizzare l’uso dei soldi del Pnrr (appunto “sburocratizzare” e “semplificare” come dice il Presidente della Calabria di Forza Italia) come se il nostro futuro dipenda dalla spesa pubblica; mentre le imprese che pagano le tasse devono continuare a lavorare con la palla al piede della burocrazia. Quella vera, e cioè quella che non ha nessuna ragione di esistere se non garantire la stessa Pubblica Amministrazione nella sua voracità di percettore di tasse.

Sembra che la vecchia e defenestrata sinistra non solo non si sia resa conto della sua responsabilità nel disastro che essa stessa denunzia e lamenta, ma addirittura prova a amoreggiare con la parte meno idealista della destra, appunto Forza Italia, che evoca Draghi senza dire che questa parentesi “tecnica” e dei “migliori” non ha cambiato in meglio assolutamente nulla se non la condizione della politica e i percettori di mancette e bonus sempre a spese di quelli che si alzano presto la mattina.

Neanche una parola è stata spesa sul crollo dell’euro e dei titoli di stato italiani, sul prezzo dell’energia e sulla guerra, sul Pil in picchiata e sulla spesa pubblica fuori controllo. L’intera finanza mondiale ha voltato le spalle all’economia italiana voluta da Draghi e vende titoli italiani a gogo e noi sentiamo ancora dire che dobbiamo assumere trecentomila nuovi percettori di tasse. Solo al Sud.

In che mondo vive la politica? Sembrano vivere, beati loro, nel Paese delle Meraviglie.

Canio Trione