Acli: Il lavoro povero è una prerogativa femminile

Presentata l’indagine “Lavorare dis/pari, ricerca su disparità salariale e di genere”, realizzata dall’Area Lavoro delle ACLI Nazionali in collaborazione con il Coordinamento Donne ACLI.
La ricerca ha beneficiato della possibilità di accedere alle banche dati del Caf Acli e del Patronato Acli, che ogni anno incontrano centinaia di migliaia di persone, garantendo loro servizi fondamentali.

I dati emersi parlano chiaro confermando che il lavoro povero è una prerogativa femminile. Emerge che tra i lavoratori saltuari coloro i quali hanno un reddito annuo complessivo fino a 15.000 euro sono il 68% tra le donne, percentuale che scende al 51,5% tra gli uomini. Ma anche tra i lavoratori stabili i valori registrati per quella fascia di reddito sono rispettivamente del 24,6% contro il 7,8%.

Dalla ricerca risulta anche che esiste un divario di genere rispetto ai redditi da lavoro tra lavoratori/trici con caratteristiche simili, essendo più alto per i lavoratori e le lavoratrici stabili nel settore privato (dove i redditi delle donne risultano particolarmente bassi) rispetto al settore pubblico (circa 26 punti percentuali), dove i redditi bassi si abbassano ma si riducono anche le differenze di genere. Il massimo divario si registra tra i lavoratori e le lavoratrici non standard, con un divario che supera i 30 punti percentuali.

Inoltre redditi di lavoro più alti si hanno per entrambi i generi in relazione a più elevati livelli di istruzione sempre però con una disparità di genere infatti mentre il 39% degli uomini laureati dispone di redditi superiori a 2000 euro solo il 17% delle donne laureate ha la stessa disponibiltà.

Durante la pandemia, le donne hanno patito gli effetti più duri della crisi. Nel 2021, presso il Patronato Acli, le pratiche aperte per il reddito di cittadinanza sono state per il 57,5% femminili, e il 54% quelle per il reddito di emergenza. Un ulteriore indicatore di fragilità delle donne nel mercato del lavoro è rappresentato dalle pratiche per la Naspi, che sono state per il 61,3% femminili nel 2021.

Il divario di genere nei redditi annui risulta maggiore al Centro-Nord e tende a ridursi nel Mezzogiorno; analoga considerazione per quanto riguarda la presentazione delle domande di Naspi. Il divario di genere è più marcato nel Centro-Nord del Paese, mentre al Sud la perdita del lavoro che ha dato luogo alla richiesta appare essere più distribuito tra i generi.

Antonella Cirese