Il Governo Meloni alla prova del fuoco

Non c’è dubbio che Giorgia Meloni abbia ereditato uno scenario sociale, economico e politico che, a voler essere ottimisti, è da definire “più che disastroso”.

Oltre a dover governare con “buona politica” (cercheremo di definire, in altra sede, cosa significhi questa dizione già diventata uno slogan privo di contenuti), tema per il quale è stata votata dagli elettori in cerca di stabilità e serenità, è costretta a difendersi da numerosi nemici, interni ed esterni, pronti ad azzannarle i polpacci.

E tutti sono, a vari gradi di intensità, di preoccupante pericolosità. Non ci vuol molto a stilarne un elenco. Ci sono quelli interni “di coalizione” che, insofferenti per un primato perduto, faranno valere il loro esiziale consenso per ottenere il riconoscimento delle proprie istanze identitarie.

Ci sono quelli interni di “opposizione” (PD e i suoi ancillari alleati, il M5S, il Terzo Polo) che non saranno certamente teneri tanto che, già prima ancora che il governo governi, con studiata campagna denigratoria, auspicano una rovinosa caduta in pochi mesi.

È superfluo commentare, qui, tutti gli eventuali risvolti: basti considerare che il Presidente della Repubblica, che sembra non vorrà portare a conclusione il suo secondo settennato, non lascerà finché non sarà sicuro che tutto vada secondo quanto previsto.

Ci sono quelli interni “sociali” (i sindacati) che, guarda caso, solo ora si sono svegliati dal loro torpore e già manifestano e chiedono il ripristino dei “tavoli di concertazione”. 

Ma, ancora, ci son quelli esterni (legati all’atlantismo, all’europeismo, alla NATO, alla guerra etc.) che, a dispetto delle dichiarazioni di rito, provvederanno ad un puntuale controllo sulle “iniziative politiche” del governo Meloni pronti a far schizzare a mille lo spread. Basti pensare alle improvvide dichiarazioni della Ursula von der Leyen relative agli strumenti coercitivi, a quelle del premier francese relative a “diritti e democrazia”, a quelle di altri esponenti europei.

Finora, il Presidente del Consiglio si è comportato con misurata, signorile ed elegante fermezza assicurando tutti della lealtà, odierna e futura, del governo, con grande attenzione ai lemmi utilizzati. Ad esempio, nel dichiarare che ci si affiderà ai punti di forza del Paese, quali la “italianità (che altro non è che l’identità del popolo italico), si vuole far dimenticare lemmi come sovranismo, nazionalismo e simili. Detta così, la dichiarazione non fa scandalo.

Tuttavia, non è solo una dichiarazione di comodo: è un fondamentale punto di vista alternativo ad un modo obsoleto di “fare politica”.  Un ottimo pre-inizio, senza alcun dubbio, quello della Giorgia Meloni, proprio di un consumato politico.

Ma ci sono anche i nemici esterni per la “competitività” del Paese; che, poi, è proprio il tema che il PdC è chiamato a risollevare, a grande richiesta dei suoi elettori e di fronte al quale sarà valutata.

Infatti, non c’è dubbio che l’Europa (mal costruita perché molto diversa da quella voluta dai padri fondatori), ed in generale gli alleati, sia un coacervo di Stati che privilegiano, prima di tutto, i propri interessi, poi, se è il caso, quelli della comunità europea ed occidentale.

L’Italia è molto appetibile; tanto appetibile che è l’oggetto del desiderio di tanti.

Ma intanto, fra gli alleati, mentre il nostro Paese è disastrato e precipita senza fine verso il fondo, ci sono Paesi che, facendo gli affari propri, sfruttano cinicamente a proprio vantaggio ogni occasione propizia, non ultima quella offerta dalla guerra in Ucraina.

Anche qui, l’elenco dei nemici non è breve. Ad esempio, Recep Tayyip Erdogan, alla guida della Turchia, Paese alleato nella NATO, si è tenuto le mani libere; al di là delle dichiarazioni di rito, traffica indisturbato con Mosca tanto d diventare il mediatore fra Europa, USA e Russia.

Addirittura, il PIL della Turchia è salito intorno al 7,7% per cento, benché il valore della lira turca rimanga fiacco, mentre quello della Germania è a crescita nulla, quello della Francia è intorno allo 0,5% e quello dell’Italia attorno al 2,9%.  

Il motivo? Noi abbiamo imposto l’embargo ai nostri prodotti diretti in Russia, rinunciando ad un proficuo mercato; loro fanno affari anche sfruttando le immancabili triangolazioni.  

Altro esempio è il segretario norvegese della NATO, Jens Stoltenberg, politico di rilievo nullo, che una volta simpatizzava per i gruppi antimperialisti e marxisti/leninisti, in opposizione agli Stati Uniti. Convertitosi, è diventato primo ministro norvegese, fedele interprete della strategia americana, tra i più determinati nel sostenere la linea dura nella guerra ucraina, ex direttore di Gavi Alliance, fondazione di Bill Gates per la promozione dei vaccini.

Il suo futuro? Già nominato governatore della Banca Centrale norvegese. La Norvegia, intanto, fa soldi a palate, per l’aumento del prezzo del gas che estrae ed esporta e i cui guadagni sono investiti nelle Borse di mezzo mondo.

Si contano un centinaio di miliardi di euro, per un Paese con cinque milioni di abitanti, incassati a spese dei cittadini europei, vittime di bollette insostenibili.

Anche l’Olanda sta facendo affari d’oro con il gas, che estrae ed esporta, e con le transazioni alla Borsa di Amsterdam. L’Olanda, infatti, è il più tenace oppositore del price cap.

È ovvio che tutti questi soldi saranno usati per comprare asset di altri Paesi. Che dire gli Stati Uniti ora che sono diventati fornitori di gas liquido che è venduto, pare, alle quotazioni del mercato di Amsterdam, addirittura mentre viaggia con destinazione Europa?  Abbiamo descritto solo qualche problema che il Presidente del Consiglio si troverà sulla sua scrivania, subito dopo la fiducia parlamentare.

Vedremo come si comporterà. La speranza è che abbia la consapevolezza che, se l’Italia non fosse in questa disastrosa situazione, lei non avrebbe mai potuto avere questa opportunità.

È proprio una difficile “Prova del Fuoco”

Antonio Vox – Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile