L’oggetto misterioso della via politica “democratica”: l’energia

Vi sono fatti nella vita politica di ogni Nazione per i quali viene da chiedersi se corrisponda al vero ciò che si racconta alla gente sui mass-media, pilotati dal sistema politico-bancario. O se invece non si rappresenti artatamente un’abile pantomima, del tutto muta sugli aspetti più reconditi delle divisioni realmente esistenti tra gli uomini politici.

Faccio un esempio: a denunciare, ex abrupto, nell’autunno del 1990, l’operazione “Gladio” fu il Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti. Egli, per molti in maniera del tutto incomprensibile, rivelò alla Camera dei Deputati, l’esistenza di una struttura segreta ed occulta di natura para-militare, legata (a ciò che si disse) agli USA.  Nessuno sulla stampa e in televisione, nel dar conto del fatto, si chiese il perché.

Eppure un sotterraneo conflitto con Cossiga, leader democristiano del suo steso partito poteva incuriosire. Al minimo c’era da pensare che la DC, più di ogni altra forza politica di governo, avesse una profonda spaccatura interna.

Alcuni suoi esponenti come, per esempio, Cossiga e Scalfaro, apparivano più vicini alle posizioni   dei repubblicani di Ugo La Malfa e di Giovanni Spadolini che non a quelle di Moro, di Fanfani, di Forlani, di Andreotti (non distanti, queste ultime, da quelle di Bettino Craxi).

D’altronde, anche l’ultimo sgambetto a Craxi era venuto proprio da Francesco Cossiga che, dall’Irlanda, aveva fatto sapere che le sue “esternazioni presidenziali” erano sempre state concordate con Bettino, per addossargliene la responsabilità. E anche il “colpo di grazia” allo stesso Bettino era stato concordato tra Cossiga, che, non a caso, si era dimesso prima del tempo per far precedere alla costituzione di un nuovo governo l’elezione a Presidente della Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro. Il neo Presidente della Repubblica aveva iniziato il suo settennato, disattendendo la candidatura di Craxi a Palazzo Chigi richiesta dal segretario DC Arnaldo Forlani e nominando Presidente del Consiglio dei Ministri quel Giuliano Amato, dal segretario socialista poi definito “becchino”.

Qual era il fil rouge che divideva, gli uni dagli altri, i componenti   degli schieramenti contrapposti nello stesso partito? Perché Cossiga era contro Andreotti e Amato contro Craxi?

Era stata avanzata l’idea – non di certo sui mass-media ufficiali, servi sciocchi o prezzolati di poteri occulti – che la distinzione rivelasse una diversa veduta di quegli uomini politici sull’approvvigionamento dell’energia e che essa risalisse nel tempo addirittura al “caso Mattei”. Era credibile tale tesi? Poteva, veramente, immaginarsi che nei partiti di governo coesistessero due “anime”: l’una tendente ad avere rapporti, anche altrimenti interessati, con Paesi diversi dagli Stati Uniti per le forniture di energia e l’altra totalmente dipendente dagli indirizzi di politica energetica degli americani? Era possibile che il vero “sparti-acque” tra gli “indipendentisti” e gli “acquiescenti” all’egemonia statunitense fosse la linea seguita in materia energetica? Si poteva immaginare che Enrico Mattei con i suoi propositi di trovare il petrolio in Italia o di cercarlo in Paesi del Mediterraneo fosse stato la prima vittima di una guerra diretta a riaffermare il dominio, da considerare incontrastabile, delle sette sorelle anglo-americane e che la guerra delle fonti energetiche fosse continuata anche dopo la sua scomparsa tra uomini politici in grado di condizionare le scelte del Paese in materia di politica energetica?  Era credibile, infine, che gli Statunitensi e gli agenti del loro potentissimo Deep State (con infiltrati della CIA, dell’FBI, e del Pentagono) diffidassero di tutti gli uomini politici italiani che intrattenevano rapporti con Paesi del Nord-Africa e del Medio Oriente?

Il sospetto dei filo-americani di stretta ortodossia colpiva non solo i socialisti come Bettino Craxi, costretto all’esilio di Hammamet, ma anche molti uomini politici democristiani, succeduti all’era degasperiana, come Aldo Moro, finito imprigionato e trucidato dalle Brigate Rosse, Amintore Fanfani e Arnaldo Forlani, messi politicamente in condizioni di non nuocere, attraverso una perdita progressiva di potere, Giulio Andreotti, trascinato davanti ai giudici siciliani con accuse infamanti poi dimostratesi infondate.

Secondo alcuni saggi di autori “non allineati” al mainstream massmediatico assolutamente dominante nelle cosiddette “democrazie” bancarie, anche il conflitto tra ali diverse di consessi segreti, scoppiato in Italia, doveva ritenersi riconducibile a diverse posizioni di quelle entità sulla politica energetica.

Il problema che all’epoca si poneva era, con buona evidenza, che la lotta agli uomini politici dichiaratamente democristiani non era agevole. Si era nel periodo della “guerra fredda” e, anche per i servizi segreti, quei leader costituivano parti importanti della c.d. “diga anticomunista”, ritenuta, concordemente, essenziale per il mantenimento dell’Italia fuori dall’orbita dell’Unione Sovietica.

Una vera “manna dal cielo (“santamente” preparata anche negli ambulacri vaticani) furono il crollo del muro di Berlino e la Perestroika di Gorbaciov.

Il Deep State e Wall Street compresero che i partiti comunisti europei senza il sostegno dell’ideologia marxista e privi del finanziamento bolscevico erano divenuti disponibili per accettare la migliore “offerta d’acquisto” sul mercato politico. E la Federazione Russa certamente non navigava in buone acqua dopo gli errori di Eltsin.

Forti dell’esperienza, all’interno degli States, dei buoni rapporti con i Democratici, da sempre ritenuti migliori di quelli con i Repubblicani, con adeguate, sotterranee intermediazioni, gli americani divennero i grandi “patron” di una sinistra socialdemocratica italiana che inglobava e assorbiva i litigiosi democristiani, escludendo dal nuovo partito i reprobi e i ribelli in materia energetica; così come lo erano già di quella europea. D’altronde, erano state proprio le più grandi e più ricche famiglie svedesi ad avere ottenuto nel loro Paese i vantaggi più consistenti, sposando da molti decenni l’ideologia filosofica tedesca nella sua versione di sinistra (dopo molte applicazioni di quella di destra, in materia di difesa della razza ariana, stante la comune paternità ideologica di fascismo e comunismo).

Con viaggi mirati di esponenti comunisti a New York e a Washington il partito (social)democratico italiano, (con politica filo-americana uguale a quella di tutti i partiti europei della c.d. sinistra) era divenuto, dopo l’eliminazione di Craxi, quello comunista, guidato dall’ala cosiddetta “migliorista”.

Ultima domanda: Sarà l’indomita e combattiva Meloni così coraggiosa da porsi sulla linea del già da lei citato Enrico Mattei?

Luigi Mazzella