L’evoluzione del Partito Democratico

Il PD continua a precipitare nei sondaggi. Quello presentato il 31 di ottobre da Mentana gli assegna un consenso del 16,1%, a pari merito con quello del Movimento 5S. La sua marcia, da partito del lavoro e dei lavoratori a partito della élite e della finanza si è rivelata disastrosa. Non c’è dubbio che questa marcia, lunga nel tempo a partire dalla caduta del muro di Berlino, debba essere considerata come una “rifondazione” di posizionamento politico.

Questo significa quattro cose:

La prima è che appare difficile, se non impossibile, dopo il flop delle elezioni politiche, “rifondare” ulteriormente perché il nuovo posizionamento è ormai radicato nell’immaginario collettivo. Sembra quasi una nemesi storica il rimanere vittima del proprio marketing sociale.

La seconda è che, in omaggio al nuovo posizionamento, gli adepti del PD sono seduti sulle poltrone più significative e influenti della Repubblica: dalla magistratura alla burocrazia, dalle banche alla cultura, dai media alle partecipazioni pubbliche.

Tutta l’Italia sembra sia diventata uno “spoil system”. Sappiamo tutti cosa significhi questa dizione che proviene dagli Stati Uniti. Qui lo ripetiamo per completezza d’informazione: “le forze politiche al governo affidano cariche istituzionali e uffici pubblici significativi nonché posizioni di potere, a propri affiliati, simpatizzanti, adepti, come ricompensa e come garanzia degli interessi di partito. Per favore, cercate il “merito”.

La terza è che il PD ha perduto il senso della realtà e veleggia, ormai, su praterie molto distanti dal reale scenario economico e sociale del Paese pur nella denuncia, ipocrita e strumentale, ben vestita di “solidarietà”, di una grande diffusione del disagio di un popolo, per tanta parte sotto la soglia della povertà.

La quarta è che il PD ha consolidato l’atteggiamento di presunzione ergendosi da giudice, ultimo e incontestabile, di qualunque evento e persona che passeggia nei nostri territori nazionali; presunzione associata ad una fastidiosa sensazione di disprezzo che aleggia nelle sue esternazioni.

In queste condizioni quale potrebbero essere gli esiti di un Congresso? 

Non basta, certamente, la sostituzione del Segretario e di tutta la schiera dirigenziale. Da quanto detto, si capisce molto bene come mai il PD sia schierato in massa contro il “merito” che non è altro che la valorizzazione delle attitudini, della capacità, degli interessi del cittadino. Ci sarebbe da chiedersi, e infatti lo chiediamo, quale possano essere i meriti, secondo il metro del PD, per collocare sulle poltrone significative ed influenti, personaggi la cui caratteristica principale è l’essere allineati al mainstream.

Sembra una versione del “voto di scambio”. Di esempi, se ne contano tantissimi, se non tutti. E non basta dire “è la politica, caro”. Anche sul “merito” il PD è giudice ultimo e insindacabile, con il risultato ovvio che i nostri giovani più preparati, più creativi, più capaci emigrano.

Ma si capisce anche come il PD, ormai da tanto tempo, non faccia più politica. Cerca solo alleanze, insignificanti sul piano politico, su “aree larghe”.

Non sa che è difficile allearsi con chi ha atteggiamenti di presunzione? Le elezioni hanno dato un responso che solo il PD non ha capito. L’elettore ha sdoganato la paura del fascismo perché in un mondo europeo ed occidentale, cui l’Italia appartiene storicamente, non potrebbe esistere una dittatura.

Basti notare, ad esempio, che il presidente ungherese Orban, con una politica non proprio allineata al mainstream, è messo subito in punizione dietro la lavagna, escluso, senza però essere cacciato dalla Unione.

Anche qui, ci sarebbe da chiedersi, chi l’ha fatto entrare in EU, dopo una lunga attesa e attenta valutazione?

Il PD non ha capito, dagli esiti elettorali, che anche l’antifascismo ha perduto il proprio sex appeal.

Il PD non ha capito che le sue “armi d’attacco” sono state spuntate e sono ormai inutili.

Tuttavia, esso continua nella sua antica propaganda di fantasiosi pericoli alla libertà e ai diritti, come un sol uomo, stracciandosi le vesti; propaganda che rimbalza in tutti i talk show e in tutti i media.

Il PD appare incapace di rigenerarsi.

Assistiamo, annoiati, a una prevedibilissima e annunciata opposizione, dura e irriducibile, cominciata molto prima che l’attuale governo si insediasse, della quale il marketing sociale del Partito Democratico è maestro. Purtroppo, le convergenze parallele degli statisti Berlinguer e Moro sono state deviate e incanalate verso un registro cattocomunista. L’Italia è ancora schiava del proprio passato.

C’è da chiedersi: Il PD è un partito di Sinistra? È un partito progressista o, piuttosto, una formazione fortemente conservatrice del potere che ha acquisito?

Se sì, PD di Sinistra e Progressista, da dove si vede? Non ci sono sintomi.

Se no, cambiamogli posto in Parlamento (da sinistra all’estrema destra oltre FdI) e si smetta di usare il lemma Sinistra per identificarlo. Si chiami semplicemente PD. Purtroppo, quello cui assistiamo non è un contrasto di visione politica, legittimo; ma è una lotta per il potere che non serve al Paese.

Antonio Vox