Spettacolari giochi di luce e colori

Al Centro Culturale San Domenico di Canicattì abbiamo avuto il piacere di assistere alla mostra di pittura iperrealista dell’Artista canicattinese Lorenzo Lo Vermi, impiegato alle poste di Torino e residente nel comune di Venaria Reale da più di trent’anni. L’evento, intitolato “Intrighi d’Arte” è stato organizzato dal Club delle Mamme “Pina Tricoli Livatino”, la cui Presidente, la Dott.ssa Carmen Augello, insieme alla curatrice della mostra Prof.ssa Manuela Giglia e all’Assessore alla Cultura Dott. Giuseppe Corsello in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, hanno introdotto la due giorni (3 e 4 novembre). La Pasticceria Amico ha offerto agli ospiti una gradevole varietà di dolci mentre la Grottarossa Vini ha fornito, appunto, i vini. Ha chiuso l’evento l’Associazione Musicale “Gaspare Lo Nigro” con alcuni interventi musicali.

  Già nel dicembre del 2010 avevamo avuto il piacere di ammirare i dipinti di Lo Vermi e anche in quell’occasione scrissi un breve resoconto che intitolai “Quando l’Arte riesce a parlare”, poiché quelle opere parlavano di una luce straordinariamente reale al fruitore. Ricordo ancora l’incanto alla vista di quelle nature morte, accompagnato da espressioni e interiezioni tipo “sembrano vere!”, oppure, “sembra una fotografia!” per quanto erano state riprodotte fedelmente. Anche questa volta le espressioni emotive sono simili nell’ammirazione quasi estatica di questi spettacolari giochi di luce e di colori che sembrano fuoriuscire dalla tela per abbacinare piacevolmente il visitatore. Non serve essere degli intenditori per rimanere catturati dall’alta definizione di queste opere, come se invisibili faretti le illuminassero dall’esterno. E invece no, la luce esce sapientemente dai quadri e inonda la grande sala per meravigliare il pubblico. Alcune sembrano fuoriuscire con una definizione in 4K, e non si esagera nel mutuare il termine dal grado di risoluzione dei moderni televisori a LED.  

  Sono raffigurate principalmente frutta come ciliegie, pere, fichi d’india, fichi, melagrane, uva, limoni, ma anche dolcetti, caramelle e cioccolatini incartati con su scritti i marchi stessi. La frutta è fedelmente rappresentata con annessi difetti e bacature. Già dal corridoio che conduce alla grande sala dove sono esposti i dipinti, si staglia in lontananza un quadro con sparse sul tavolo quattro grosse ciliegie ingrandite, e quasi vien voglia di assaggiarle e magari di saziarsi: una ciliegia è raffigurata mangiucchiata, e un uovo alla coque troneggia dentro un portauovo d’argento con su riflesse le ciliegie. Già da questo quadro si prefigura o si “degusta” il piacere della visita. Sembra che tutti i sensi siano coinvolti nell’ammirazione. Il sapore della ciliegia, l’odore del pesce, la vista di tavole imbandite di frutta e verdura, la sensazione della puntura della spina del rametto di melograno o delle spine della pala del fico d’india, il crudele e crudo sciabordio dell’acqua movimentata dai tonni durante la mattanza. Lo Vermi si è cimentato anche nella riproduzione di ritratti: una mamma col bimbo e due bambini, con risultati meni iperrealisti e più impressionistici, come per la scena della mattanza.

  Il movimento artistico iperrealista è nato negli anni ’70 negli USA e in Europa, un ritorno al figurativismo e come reazione al concettualismo nell’Arte, rivalutando l’oggetto. Derivato dalla pop art, è considerato un’evoluzione del fotorealismo sorto dieci anni prima e nel quale l’Artista utilizza delle fotografie da cui attingere per la realizzazione del dipinto che sarà quanto più fedele possibile alla fotografia stessa. La cura dei dettagli diventa quasi maniacale, dove si può raggiungere una iperrealtà appunto superiore alla fotografia che ingrandita tende invece a sfocarsi. Alcuni dei dipinti di Lorenzo Lo Vermi appaiono effettivamente come delle fotografie, come le pale di fichi d’india con le spine che sembrano fuoriuscire dalla tela, o come la melagrana aperta con dentro gli arilli rossi dei quali alcuni sono sparsi disordinatamente sul tavolo. Altri risultano un po’ più sfocati, come se fossero dei non finiti, anche osservandoli da lontano, come i pesci sfilettati e conditi o come la mattanza che si discosta notevolmente dal genere iperrealista. E’ come se l’Artista avesse deciso in quel momento che tanto poteva bastare quale omaggio alla tecnica fotografica e se ne volesse discostare spostandosi verso un maggiore realismo o addirittura impressionismo.

Angelo Lo Verme