La custodia del Creato al centro della72esima giornata nazionale del Ringraziamento

La terra, di cui l’uomo è ospite, è la casa comune che lo stesso uomo ha il dovere di curare attraverso l’agricoltura che tra le attività umane è quella che maggiormente produce valore, dignità, condivisione e cooperazione. E’ quanto emerge dal messagio che, i vescovi italiani, hanno pubblicato in occasione della 72esima giornata nazionale del Ringraziamento promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.

Il tema della giornata è stato “Custodia del creato, legalità, agromafie”.

Partendo dal versetto biblico di Amos: “coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto”, la Cei intende denunciare “le scelte assurde di investire in armi anziché in agricoltura” che “fanno tornare attuale il sogno di Isaia di trasformare le spade in aratri, le lance in falci”.

Il Messaggio dei vescovi fa riferimento alla guerra tra Russia e Ucraina ed infatti nel testo del Messaggio si legge “In un tempo segnato dalla guerra la mancata produzione di grano affama i popoli e li tiene in scacco”.

Il Messaggio della Cei mira a dare centralità all’agricoltura intesa come “attività” che produce umanità infatti colui che con .onestà si occupa della terra piantando semi di legalità e giustizia diventa coltivatore di umanità.

A questo riguardo è fondamentale il riferimento a quelle azioni che hanno conseguenze rilevanti nel mondo agricolo, creando “grandi squilibri economici, sociali e ambientali”. Una parte fondante di queste azioni sono le agromafie, che, radicate in diversi territori, spingono verso l’economia sommersa anche settori e soggetti sani, coinvolgendoli in reti di relazioni corrette. Ma parlare di agromafia “significa anche parlare di pratiche di agricoltura insostenibili dal punto di vista ambientale e di sofisticazione alimentare che mina la tutela dei prodotti cosiddetti ‘dop’, così come uso di terreni agricoli per l’immagazzinamento di rifiuti tossici industriali o urbani”.

Senza legalità e trasparenza, sostengono i vescovi italiani, “non c’è amore per la creazione e tutela della dignità della persona, né amicizia sociale per gli uomini e le donne che la lavorano”.

La Chiesa chiama tutti a fare la propria parte perchè solo attraverso l’impegno di tutti dalla Chiesa, alle istituzioni, alle aziende al consumatore si puo’ promuovere un modello di agricoltura sostenibile

E ancora, “la comunità cristiana invoca, inoltre, un impegno forte da parte delle autorità pubbliche: è necessaria un’azione continuativa di prevenzione delle infiltrazioni criminali e di contrasto ad esse. Al contempo, quanto farebbe bene all’economia il sostegno di soggetti che operano nella legalità. Essi testimoniano un’economia che valorizza le persone e custodisce l’ambiente. È il segno che la dottrina sociale della Chiesa si incarna nel concreto e promuove relazioni di fraternità tra le persone e di cura verso il creato. Ben venga ogni strumento normativo disponibile per strappare i lavoratori alla precarietà! Sosteniamo la responsabilità degli operatori del mondo agricolo e delle loro associazioni: sono reti di sostegno reciproco per far fronte alla pressione delle agromafie, specie in un tempo in cui le difficoltà legate alla pandemia le rendono più forti”.

Antonella Cirese