Carceri che scoppiano e pene mai certe

La presunzione di innocenza è uno dei capisaldi della nostra carta costituzionale.

È il punto di partenza da cui bisogna basarsi sui fatti recenti accaduti nel carcere penitenziario di Bari. Tre arresti e sei indagati e conseguentemente sospesi, sono i numeri dei coinvolti diretti nelle fila del personale penitenziario. In merito alle presunte violenze perpetrate nei confronti di un detenuto con disturbi psichiatrici. 

Ma perché i detenuti psichiatrici non sono ricoverati nelle Rems, le strutture sanitarie di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi?

La gestione interna delle residenze Rems è di competenza del Dipartimento di Salute Mentale delle ASL. Ma la stragrande maggioranza dei detenuti psichiatrici non sta in carcere. Questo perché sono numericamente molti di più dei posti disponibili nelle Rems. In Puglia, nello specifico, ci sono due Rems. Nel carcere di Lecce è presente una Rems interna per detenuti molto pericolosi che potrebbe ospitare fino a 20 malati psichiatrici. Ma purtroppo la struttura è praticamente inutilizzata. 

Ci sono più domande da porsi. Intanto è sensato chiedersi se il personale penitenziario sia adeguatamente preparato alla gestione di detenuti con disturbi mentali. 

E poi, considerando le diverse strutture ospedaliere inutilizzate, a causa delle svariate politiche di chiusura (che per inciso sarebbero potute essere riprese durante l’emergenza covid, piuttosto che costruire una struttura ex novo) non sarebbe possibile adibire alcune di esse come residenze Rems? 

Le criticità del sistema carcerario italiano sono oggi così complesse che tentare di ragionarci in termini teorici, ripensando alla funzione della pena e della restrizione della libertà finirebbe per concludersi in mere disquisizioni accademiche. Mai come in questo caso i numeri sono determinanti nella rappresentazione e nella comprensione della realtà. Nel sistema carcerario italiano il sovraffollamento è pari al 113,1%. Sono 11 le carceri con sovraffollamento di oltre il 150%: i cinque istituti di pena con maggiori criticità si trovano a Brescia (378 detenuti, 200%), Grosseto (273 detenuti, 180%), Brindisi (194, 170,2%), Crotone (148, 168,2%), Bergamo (529, 168%). Sono 19mila i detenuti che devono scontare meno di tre anni. (Fonte sito Sappe)

Brindisi è uno dei penitenziari più sovraffollati, ma anche le altre carceri pugliesi non hanno numeri molto diversi da quello Brindisino. La Puglia ha un sovraffollamento stimato pari al 110%, più o meno sulla media nazionale. Tuttavia il nostro sistema carcerario risente di molte altre problematiche, e in una certa misura la percezione e il sentire comune di noi italiani nei confronti del delicato tema della detenzione sono uno dei maggiori fattori e cause di arretratezza e inadeguatezza di un sistema che persegue il giustizialismo a furor di popolo piuttosto che il recupero e il reinserimento nella società di chi sbaglia.

Esiste una sostanziale distanza tra il ruolo che la nostra Costituzione attribuisce al carcere e ciò che noi cittadini ci aspettiamo dalle prigioni e dalla giustizia in generale. Ci aspettiamo in primis che il carcere punisca chi ha commesso un crimine. Tuttavia la Costituzione afferma qualcosa di differente, ovvero il ruolo rieducativo della pena finalizzato al reinserimento del detenuto nella società. Dunque persegue un fine nobile come quello del recupero del reo, del tentativo di reinserimento nella società piuttosto che la mera punizione da infliggere per spirito di vendetta. 

E’ innegabile che una detenzione finalizzata solo a punire chi ha sbagliato, non comporta nulla che non sia appagamento del nostro personale senso di vendetta. Dal punto di vista dell’utilità sociale, l’effetto è esattamente deleterio per la società stessa: il sistema giudiziario italiano porta i criminali nelle carceri, ambienti al limite della vivibilità, e siamo sicuri che la funzione sociale venga rispettata o si corre il rischio che i detenuti tornino incattiviti e più pericolosi di prima nei confronti della società? Come può funzionare un sistema che in ultimo luogo finisce per rialimentare ciò che dovrebbe prevenire, ossia il crimine?

Per rendere più efficace il lavoro nelle carceri è imprescindibile ripartire dalla certezza della pena. Il sovraffollamento dei penitenziari va riordinato con la pena commisurata nelle vie certe. Il riordino deve passare pure dal lavoro dei secondini all’interno dei corridoi. Le carceri vanno ripensate attraverso l’impegno e la certezza per raggiungere risultati efficienti. 

Giuseppe Romito – Italia Liberale Popolare – Presidente Movimento Lib